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“Il traffico di droga per infiltrare nuovi territori”

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La Dia - Direzione investigativa antimafia

La Dia – Direzione investigativa antimafia

Viterbo – “Il traffico di droga per infiltrare nuovi territori”. Così la ‘ndrangheta potrebbe aver infiltrato anche la provincia di Viterbo.

Le tattiche per arrivare alla classe politica, i rapporti con la delinquenza locale, il riciclaggio di denaro. Lo spiega Antonio – nome di fantasia per garantirne l’anonimato – un tempo ‘ndranghetista, oggi testimone di giustizia.

In che modo la ‘ndragheta infiltra i territori al di fuori di quelli di origine?
“Parlo per esperienza personale vissuta in famiglia. Tra gli anni ’70 e ’80 lo Stato impose il confino ai mafiosi, cosa che ha permesso di studiare e analizzare il territorio per vedere se valeva la pena attecchire oppure no, elaborando in tal modo i metodi più appropriati”.

Quali sono i metodi?
“Innanzitutto il traffico di droga. In tal modo viene subito agganciata la micro delinquenza locale. Il traffico di droga resta il principale canale di collegamento con tutto il resto: armi, usura e così via. Il primo periodo è di studio e può durare sei mesi-un anno, dopo – se il territorio è fertile – si coltiva la pianta”.

E i legami con la terra di origine?
“Con il territorio d’origine e la famiglia di riferimento c’è un continuo scambio di informazioni su come agire, cosa fare e cosa portare. Si stabiliscono inoltre contatti con le famiglie dei detenuti presenti nel carcere più vicino. Quest’ultime hanno il compito di suggerire a chi appoggiarsi sul territorio. Quindi l’obiettivo è creare un “locale” di ‘ndrangheta direttamente sul territorio infiltrato (il “locale” è un ramo dell’organizzazione comprendente più famiglie di una stessa zona geografica). Sì, perché le persone con cui si prende contatto entrano a far parte dell’organizzazione. Una volta creato il “locale”, questo diventa una cellula che sta lì, radicata sul territorio finché non viene distrutta. Ma è difficile farlo. Una volta insediata, non la cacci più”.

Come avviene l’espansione sul territorio?
“Prima si fa crescere la pianta in un punto del territorio, poi si consolida e infine si procede oltre. Supponiamo che venga creata una cellula a Firenze. Una volta che si è consolidata in quella città, poi Firenze porta Livorno, Pisa ecc.. La pianta germoglia e non la cacci più, è come la gramigna: o la tiri via tutta oppure ritorna. Ed è durante il periodo di gestazione, non dopo, che si stabiliscono i rapporti con il tessuto economico, la politica e le forze dell’ordine”.

Cosa si studia di un territorio prima di procedere alla sua infiltrazione?
“Vengono analizzate tante cose, il tutto secondo la logica costi-benefici. Prima si valutano le possibilità di investimento economico e i profitti che ne possono derivare. Poi la capacità di risposta da parte dello Stato. Di solito, però, prima che le forze dell’ordine e la magistratura si rendano conto di quanto sta accadendo, è troppo tardi. Il tempo che si rendano conto e il danno è fatto. Non la recuperi più”.

Quali sono i settori economici di maggiore interesse?
“Edilizia innanzitutto. Poi ristorazione e distributori di benzina. Settori dove c’è un grosso giro di contanti. Settori utili poter riciclare denaro e giustificare gli introiti illeciti. Se devo riciclare 500mila euro al mese, non posso avere un baretto. Devo avere qualcosa di importante per dimostrare il mio tenore di vita sul piano legale. Il problema, infatti, non è avere i soldi, ma poterli spendere in modo da non essere attaccati”.

Una città che subisce una rapida espansione edilizia è interessante per la ‘ndragheta oppure no?
“Certo che lo è! Non è che vado ad investire in un posto che non mi dà delle aspettative economiche importanti”.

E se su territorio dove sono già presenti altre organizzazioni mafiose, cosa succede?
“Mi ci alleo”.

In che modo si stabilisce il rapporto con il tessuto economico e imprenditoriale del territorio che si vuole infiltrare?
“Si cerca prima di capire quali sono gli imprenditori importanti. Poi ti presenti a loro come un qualsiasi altro cliente. Inizialmente spendi una cifra X, dopodiché una cifra più elevata, via via fino a diventare un cliente importante. Un cliente che spende e mostra di avere liquidità. A quel punto sarà l’imprenditore ad avvicinarti, soprattutto se ha difficoltà economiche. Ti avvicina e ti chiede aiuto. Non solo, ma se sa che tu sei meridionale e fai impresa, si immagina anche che potresti essere collegato ad una organizzazione criminale. E alla fine gli fai capire chi sei”.

Scusa, ma il binomio attività imprenditoriale/meridione non dovrebbe essere un disincentivo per l’imprenditore che chiede aiuto?
“Affatto. Il legame, a quel punto, diventa anche un rapporto di protezione con tutti i vantaggi che ne derivano. Anzi, l’imprenditore coinvolto usa il suo legame con la ‘ndrangheta per fare in modo che chi lo deve pagare paghi senza troppi problemi. L’imprenditore accetta il legame anche perché entra in un’aurea di intoccabilità che lo fa sentire qualcuno. E sono tanti quelli che lo fanno”.

Le banche sono ancora uno strumento di riciclaggio oppure no?
“I soldi passano per le banche. L’interesse della banca è avere il denaro, che intanto incamera. Ma il punto è un altro: il mafioso che porta i soldi in banca sa già come giustificarli, togliendo le castagne dal fuoco alla banca stessa. Nessun mafioso porta soldi in banca se non li può giustificare. Qualche tempo fa andava di “moda” comprare le vincite alle lotterie. Se qualcuno aveva una vincita, tu gliela pagavi subito e quella vincita te la prendevi e ci giustificavi altro”.

Come si stabiliscono invece i rapporti con la classe politica del territorio?
“Tramite gli imprenditori. L’imprenditore è importante sia dal punto di vista economico – perché lavora e ha un ruolo rilevante in un settore di interesse – sia per i suoi rapporti con la politica. L’imprenditore è un veicolo per aprire tutte le altre porte. Il piccolo imprenditore apre le porte con il grande, il grande imprenditore le apre con la politica. L’imprenditore è un passepartout: un passepartout per il potere. E alla fine arrivi dove vuoi. Inoltre, ognuno di noi ha i suoi vizi, quindi è ricattabile. C’è chi ha il vizio della cocaina, chi altro…”.

Si tratta di un metodo standard?
“Diciamo che è il più importante. Può capitare anche che io venga operato da un medico importante. Dall’operazione nasce un’amicizia, poi un legame che mi apre una nuova rete di contatti tra professionisti dove magari mi voglio insediare”.

Quale è invece il rapporto con le persone esterne all’organizzazione?
“Anonimato. Ai loro occhi devi essere un cittadino come un altro”.

Quindi niente pizzo?
“Se vado a Milano, il pizzo non lo chiedo al milanese, ma al calabrese. Inizio prima con i miei paesani, poi – una volta che mi sono infiltrato – procedo oltre”.

Qual è il ruolo del carcere?
“Chi finisce in carcere, sposta famiglie e avvocati. E sono spesso gli avvocati a portare fuori i messaggi, anche senza rendersene conto… perché spesso i messaggi sono criptati. Se tu stai tanti anni dentro un istituto cominci a stringere rapporti con gli altri carcerati e con la polizia penitenziaria. Inizi a costruirti ruolo e posizione anche all’interno del carcere. Inizi anche lì a mettere il seme che porta alla pianta. Fuori dal carcere poi ci sarà qualche ex detenuto che appoggia la tua famiglia. Importante diventa il contatto con il detenuto comune che nel giro di qualche mese o pochi anni ritorna in libertà, diventando un tuo punto di riferimento all’esterno e un contatto con la tua famiglia”.

E il rapporto con la polizia penitenziaria?
“Per mia esperienza, può capitare che le guardie stesse ti portino i messaggi o ti dicano quello che è. Quando sono stato detenuto – era la mia prima esperienza – è arrivata una guardia che all’interno dell’istituto aveva un peso. Assieme a lui c’era anche un altro detenuto. La guardia mi ha preso e mi ha detto: “Non parlare con questo nuovo perché non sappiamo chi è”. In tal modo mi ha fatto capire direttamente che lui era uno di noi e l’altro detenuto poteva essere la spia”.

Esiste qualche settore dell’economia illegale – traffico di armi, droga, usura, prostituzione – che sfugge alle organizzazioni criminali?
“Per la ‘ndrangheta la prostituzione è immorale, quella la gestiscono di solito i napoletani, gli albanesi, i romeni. La prostituzione porta disonore, sei un uomo che non vale niente”.

Anche nei territori infiltrati si tende a riproporre la stessa gerarchia organizzativa?
“Si ripropone la gerarchia tale e quale, facendo un delegato responsabile di quel territorio. A cascata crei poi tutti gli altri ruoli a seconda dei settori in cui vai ad investire”.

Come è organizzato il traffico di droga sui territori che vengono infiltrati?
“Innanzitutto non deve girare droga nel luogo dove risiedo. Se ad esempio sto a Latina, il traffico non lo faccio a Latina, ma a Roma. Mi sposto nelle zone vicine, dove ho i miei referenti. Arriva la droga e il traffico viene organizzato come una qualsiasi filiera economica: dal produttore al consumatore”.

Quale è il rapporto con la malavita locale? Come si stabiliscono i contatti?
“Bisogna vedere che tipo di malavita c’è e quanto è forte. Una volta analizzata, si stabiliscono i primi contatti e mano mano li metti sotto”.

Gli si forniscono anche delle conoscenze su come organizzarsi e agire?
“Vengono solo usati. Quando non servono più vengono venduti alle forze dell’ordine oppure eliminati”.

E non c’è il rischio di entrare in conflitto con la malavita locale? Non c’è il rischio che la malavita locale ci prenda gusto e invece di farsi mettere sotto, tenti di mettere sotto l’organizzazione?
“Si cerca sempre di andare d’accordo, perché i casini non convengono a nessuno. Se poi qualcuno rompe, si dà qualche lezione. Se infine la cosa è grave, si elimina e finisce a “Chi l’ha visto?”. E tutti gli altri capiscono”.

Che vuol dire “finisce a Chi l’ha visto?”?
“Vuol dire che sparisce. Niente sparatorie o morti ammazzati per strada…”.

E con il creditore che non paga?
“Si cerca di non distruggerlo. Perché se lo distruggo, per me viene meno una fonte di reddito. È questa la differenza tra un’organizzazione criminale e lo Stato. Se tu non paghi le tasse, lo Stato ti fa chiudere, un’organizzazione criminale tende invece a non farlo. E poi, con lo Stato non si hanno rapporti diretti. Ti rapporti all’impiegato che esegue un ordine. Con le mafie stabilisci invece un rapporto diretto e ci si parla per trovare la soluzione migliore per entrambi. Con il mafioso un accordo si trova. E questo è un metodo che permette anche di avere consenso sul territorio”.

 Daniele Camilli


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