Viterbo – Perché entro nel Partito democratico. Non credo che questa sia la domanda che cittadine e cittadini si pongono ogni giorno di fronte alle mille difficoltà della vita, alle difficoltà di arrivare a fine mese, alla solitudine, al pensiero dei figli che non hanno un lavoro. Quindi vi ringrazio per il tempo che mi state dedicando, così come colgo anche l’occasione di ringraziare per i commenti che molti di voi hanno lasciato in calce alla lettera pubblicata da Tusciaweb col titolo Valentini non sia uomo di parte.
Una “preoccupazione” alla quale voglio subito rispondere, dicendo chiaramente una cosa: Io sono uomo di parte! E come uomo di “parte” – e partigiani lo furono anche i miei genitori quando decisero, più di settant’anni fa, di schierarsi apertamente contro il nazifascismo – scelgo la parte dell’unità, la parte di famiglie e cittadini che non ce la fanno ad arrivare a fine mese, la parte delle nuove generazioni che vogliono costruirsi un futuro con impegno, professionalità e lealtà, la parte della trasparenza e della legalità, la parte di crede con convinzione che per rilanciare l’economia si debba partire dalle risorse del nostro territorio e dalle persone che lo abitano: un territorio che va difeso e valorizzato agli occhi del mondo. La parte di chi pensa, e ne è convinto, che un grande partito come il Partito democratico possa svolgere un ruolo decisivo, ascoltando e favorendo la pluralità di esperienze e di idee volte a risolvere problemi di interesse generale di cui è ricca la nostra società.
Una società che è fatta dall’uomo e per l’uomo, per servire i suoi bisogni. Ed è a questo che dobbiamo sempre volgere lo sguardo: ai problemi e ai bisogni quotidiani dei nostri concittadini, senza approfittare delle loro debolezze e difficoltà. Uomini e donne che giudicano la politica e i partiti secondo questo criterio fondamentale: cosa hai fatto – tu politico, uomo delle istituzioni – per risolvere i miei problemi, per fare in modo che io e la mia famiglia potessimo avere una vita migliore?
Ecco il motivo per cui ho deciso di entrare nel Pd: perché credo siano il luogo e l’organizzazione giusti per contribuire a rispondere a questa domanda. E in questa prospettiva, sono e sarò sempre uomo di parte: dalla parte dei cittadini e del territorio. E sono convinto che, lungo questo cammino che ho deciso di percorrere, ci sia bisogno di un nuovo modello di partecipazione politica che rafforzi le nostre idee radicandole nel tessuto sociale. Senza dividerci, ma vivendo il Partito come una sola comunità, una comunità unita nei valori del lavoro, del merito, della partecipazione, dell’equità, delle pari opportunità per tutti, della solidarietà e della trasparenza dei processi. Consapevoli che la politica ha bisogno di orizzonti strategici, progetti e capacità di disegnare il futuro. Perché se la politica rinuncia a questo ruolo, accontentandosi di tattiche e gestione dell’immediato e dimenticandosi della necessità di promuovere l’interesse generale, la società ne risulta impoverita e senza prospettive. In questi due anni di esperienza al consiglio regionale del Lazio ho avuto modo di contribuire ad una sfida straordinaria di cambiamento e risanamento, non solo economico, ma anche morale del Lazio. Una sfida che ho accettato al fianco del presidente Nicola Zingaretti, un leader politico che stimo sia per le sue capacità e qualità umane sia per l’innovazione e la novità politica che oggi rappresenta: un modello di sperimentazione politica, inclusivo e ricco di diversità culturali, fatto di sensibilità diverse ma tutte accomunate dall’esigenza di rispondere ai bisogni concreti dei cittadini. Ed è su questo che si fonda il mio ingresso nel Pd e l’adesione al suo progetto politico.
Un progetto in cui la mia azione politica sarà guidata da questi principi che ne rappresentano la base:
1. Ridare potere allo spirito di cittadinanza, l’empowerment dei cittadini per fare in modo che da soggetti beneficiari delle politiche diventino agenti del proprio futuro. Per dare valore alle competenze, alle esperienze, alla qualità di ciascuno, promuovendo reti di soggetti attivi per la gestione dei beni comuni, superando le barriere istituzionali e burocratiche tra il cittadino e il suo territorio.
2. Federare culture e pensieri diversi per superare i limiti della rappresentatività istituzionale e ridare voce all’individuo.
3. Rendere pragmatica e concreta l’azione di governo per agire sperimentando l’innovazione politica. Ma, soprattutto, per lavorare alla realizzazione di politiche pubbliche efficaci, al di là degli schemi ideologici. Perché l’azione di governo nelle realtà regionali e locali deve essere sempre più capace di risolvere i problemi concreti dei cittadini, garantendo risultati effettivi.
4. Monitoraggio e verifica delle politiche territoriali attraverso la consultazione dei cittadini e la promozione per ogni azione legislativa di indicatori oggettivi di risultati, favorendo la valutazione degli interventi realizzati piuttosto che i processi decisionali guidati dall’alto.
5. Promuovere l’innovazione per ridurre le disuguaglianze sistemiche della nostra società, siano esse di genere, di reddito, di accesso all’istruzione, alla sanità o alle infrastrutture vitali. Per rispondere alle esigenze della parte della società più debole, meno protetta.
6. Ridare valore al capitale naturale e ai servizi ecosistemici introducendo questi valori nel bilancio economico territoriale. Per superare il paradigma economico del Pil introducendo il valore di benessere come valutazione del progresso umano.
7. Liberare le energie creative rimuovendo gli ostacoli di natura burocratica al fine di promuovere un’imprenditoria innovativa e puntata sui settori più tecnologicamente avanzati ed eco-compatibili. E quindi start up, tecnologie, innovazione, raccordo tra grandi gruppi e piccole imprese, industrie creative, sviluppo energie alternative, agricoltura, green jobs.
8. Rifondare una società della conoscenza e dei saperi per investire sulla ricerca scientifica di frontiera, sui giovani ricercatori e sul merito. Per riconoscere il valore autentico e innovatore del saper fare, rimettendo al centro dello sviluppo economico la creatività artigianale e l’arte dei mestieri.
9. Promuovere istituzioni pubbliche sobrie e coraggiose. “Sobrie” perché devono essere trasparenti, costare poco, attente alla valutazione e al monitoraggio. “Coraggiose” perché devono privilegiare un atteggiamento proattivo rispetto alla spesa pubblica: utilizzando, ad esempio, i fondi strutturali europei su pochi obiettivi innovativi, che vanno dall’assicurare un accesso alla banda larga, sino alle start-up.
Ecco perché ho deciso di entrare nel Partito democratico. Per dare il mio contributo. Per uscire insieme da questa crisi sistemica. Per intraprendere battaglie su principi e idee rifondatrici e innovative, con la determinazione e la consapevolezza della difficoltà di una sfida straordinaria ma anche con la certezza che il modello di cui ci sentiamo parte integrante sia la giusta direzione di azione.
Riccardo Valentini
Vice capogruppo del Pd al consiglio regionale del Lazio
