Orte – Riceviamo e pubblichiamo – L’amministrazione comunale di Orte ha lanciato il progetto di recupero e rivalutazione del carciofo ortano, una varietà del carciofo romanesco (Cynaracardunculusscolymus) che cresceva lungo il nostro tratto del fiume Tevere e che negli anni si è differenziata grazie alle particolari caratteristiche climatiche diverse da quelle della zona romana.
Il carciofo ortano si è mantenuto per molti anni negli orti del nostro paese dove gli anziani hanno continuato a coltivare la varietà per perpetrarla. Questa “antica” coltura ben adattatasi all’ambiente dove si era diffusa si sta però perdendo. Ciò è dovuto al fatto che la tradizione si è tramandata attraverso gli anziani e la loro memoria storica ma senza una vera base scientifica e molto probabilmente la varietà di carciofo ortano si è imbastardita perché ibridata con cultivar commerciali più diffuse e diverse dalla locale.
Nonostante tutto, la tradizione del carciofo ortano è rimasta e non è raro trovare in alcuni mercati del Lazio e dell’Umbria varietà di carciofo vendute come “carciofo ortano” che non provengono più dal nostro paese ma che testimoniano, invece, l’interesse per questa varietà e l’esistenza di possibili filiere di commercializzazione.
A tal fine, l’amministrazione comunale di Orte, sensibilizzata da alcune aziende agricole, esperti del settore e privati cittadini ortani, ha deciso di lanciare il “Progetto di recupero e rivalutazione del carciofo ortano” volto alla individuazione di ciò che rimane della cultivar locale per selezionarla, rafforzarla geneticamente e introdurla di nuovo nel territorio del nostro comune.
Il progetto ha un approccio scientifico che prevede diverse fasi:
1) l’indagine di campo per individuare le cultivar sopravvissute;
2) la caratterizzazione morfologica e genetica;
3) la propagazione;
4) l’iscrizione al Registro Volontario Regionale delle risorse genetiche animali e vegetali d’interesse agrario e zootecnico autoctone del Lazio;
5) la reintroduzione e diffusione della cultivar sul territorio ortano per favorirne la commercializzazione.
Il progetto si avvale della collaborazione dell’Ufficio Biodiversità dell’Arsial (Azienda Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio), del Dipartimento per l’Innovazione nei sistemi Biologici, Agroalimentari e Forestali (Dibaf) dell’Università della Tuscia, di alcune Aziende Agricole locali e di esperti e professionisti locali fra cui Maria Chiara e Cristiana Orlandi (della “Società Agricola Castel Bagnolo”), Barbara Vitali (della “Azienda Bagnolese”), Federico De Santis, e Alberto Del Lungo, coordinatore tecnico-scientifico del progetto.
Nell’annunciare il lancio del progetto, l’amministrazione comunale richiede il supporto di tutti coloro che fossero interessati al coinvolgimento, incluse le Associazioni locali, le piccole e medie aziende agricole, gli esperti di settore, le scuole e tutti i potenziali soggetti interessati. La prima fase del progetto, infatti, prevede l’individuazione degli orti dove queste varietà sono rimaste e la collaborazione dei proprietari degli orti con i tecnici per effettuare rilievi sulle piante. In particolare, le aree interessate saranno quelle lungo il fiume Tevere, dalla zona Vagno fino alla zona Molegnano e Baucche.
Il progetto del carciofo è prerogativa del territorio ortano e la sua rivalutazione oltre che essere una opportunità di recupero delle radici e della storia della nostra comunità mira a contribuire allo sviluppo di indotti economici legati alle filiere agricole, alla cultura gastronomica e al turismo del nostro Comune.
Comune di Orte

