Viterbo – Il Rinascimento della Tuscia su Repubblica Viaggi.
La Tuscia e l’alto Lazio etrusco sbarcano sulla sezione “Viaggi” del quotidiano online che dedica un ampio articolo alla provincia definendola “l’Arcadia di Roma”.
“Qualche secolo fa le dimore della nobiltà papalina – si legge nell’articolo -, i castelli delle dinastie cardinalizie, le ville e i giardini all’italiana delle grandi famiglie romane – gli Orsini, i Chigi, i Colonna, i Ruspoli, i Farnese – esportarono il Rinascimento e il Barocco tra i grifagni borghi medioevali accovacciati sui cocuzzoli di tufo. Uscendo dai curvoni della via Cassia o dal fiume d’asfalto dell’A1, qualche scheggia di quel paesaggio e di quelle architetture si può ritrovare inaspettatamente ancora oggi: la fontana Papacqua di Palazzo Chigi a Soriano al Cimino è soltanto la prima avvisaglia di quel gusto tutto capitolino per l’ostentazione e l’esuberanza architettonica che disegnò il territorio tra Orte, Viterbo e il lago di Bolsena. Del passato più antico rimangono invece meno tracce, comprese tra le rovine del teatro romano di Ferento, poco più d’una fuga prospettica d’archi e colonne, e la lunare necropoli etrusca di Castel d’Asso, un canyon rossastro perduto nella campagna umida tra due ali di nicchie, antri e corridoi calcarei”.
Quindi i riferimenti etruschi. “Le memorie etrusche – si legge ancora – riaffiorano però nelle forme dei paesi più antichi della Tuscia teverina. Aggrappato con mura e bastioni ad uno sperone roccioso a strapiombo sulla valle del Vezza, Vitorchiano è un ciclopico santuario di tufo dove, in un paesaggio urbano quasi fossile, l’architettura va in simbiosi con la geologia. Le forme irregolari delle case sbalzano dalla rupe in un prolungamento naturale della pietra; le facciate massicce si serrano e si fondono assieme, tanto da non poterle distinguere una dall’altra.
I tetti spioventi sporgono appena oltre il perimetro dei muri di sostegno, le finestre minuscole s’incavano come buchi e i “profferli” – le grigie gradinate di pietra delle abitazioni – sono appena sbozzati in colori plumbei che sfumano dal grigio al nero, dal giallo all’ardesia. Più che costruito nei secoli, pietra su pietra, il paese pare scolpito in un giorno, modellato da un unico, gigantesco blocco di peperino vulcanico”.
Nel pezzo anche Soriano, Bomarzo, Vitorchiano, il Bosco Sacro e il Parco dei Mostri. “L’inquietante boschetto – si legge – distrugge la geometrica razionalità botanica dei giardini all’italiana esibendo figure mostruose e mitologiche, maschere demoniache, creature antidiluviane e deliri grotteschi scolpiti nei massi lavici; il gusto manierista e la passione cinquecentesca per l’esotismo e l’Oriente esplodono preannunciando le provocazioni, le meraviglie, gli stupori del barocco”.
