Viterbo – Una legge che responsabilizza o punisce i magistrati? Cosa cambia senza il filtro ai ricorsi contro le toghe?
Se n’è parlato al convegno sulla responsabilità civile di magistrati e avvocati, organizzato dalla sezione Aiga (Associazione italiana giovani avvocati) di Viterbo, presieduta da Virna Faccenda.
Una platea folta e partecipe ha seguito gli interventi dei relatori, moderati da Fabrizio Ballarini, sul disegno di legge che il 24 febbraio ha avuto l’ok della Camera, con 265 voti favorevoli. Di nuovo, c’è che viene meno il filtro sui ricorsi per i risarcimenti dallo Stato. Saranno tutti ammissibili e, se accolti, lo Stato risarcisce, per poi rivalersi sul magistrato fino a metà stipendio, in caso di manifesta violazione della legge.
Gli avvocati approvano, con qualche riserva sulla concretezza delle modifiche.
I magistrati un po’ meno.
Per il pm di Roma Paolo Auriemma “la nuova legge lascia molti buchi neri”.
E dallo scranno dell’aula della Corte d’Assise di Viterbo lancia una domanda provocatoria a una platea composta per il 99,9 per cento da avvocati e praticanti: “E se i giudici foste voi? Se una parte vi facesse causa, vi sentireste ancora sereni? Vi asterreste o aspettereste di essere ricusati? A quel punto il processo ricomincerebbe da capo. E la prescrizione?”.
Per i magistrati, il terrore corre sul filo sottile tra interpretazione e travisamento delle norme. “Non mi si deve chiedere la decisione giusta – compito solo del Padreterno – ma quella ragionata e motivata. Si rischia una limitazione dell’autonomia dei magistrati”, è il timore di Auriemma, condiviso dal collega Massimiliano Siddi, pm della procura viterbese, che interviene più volte dal suo banco in prima fila.
Un falso problema, per il presidente degli avvocati viterbesi Luigi Sini: “In discussione saranno messi i casi in cui la decisione del magistrato è viziata da dolo o colpa grave. Sarà la stessa magistratura a stabilire quando sia stata superata la soglia dell’interpretazione, travisando la norma”.
Non proprio una consolazione, vista la levata di scudi dell’Anm (Associazione nazionale magistrati) sulla nuova normativa. “Evidentemente i giudici non si fidano dei giudici e ci si vuole mantenere irresponsabili – deduce Andrea Melucco, avvocato e docente universitario -. Vero è che, in caso di violazioni, l’avvocatura risponde per intero, mentre per i magistrati è lo Stato a risarcire, rivalendosi sul giudice al massimo per la metà dello stipendio”.
Filtro o non filtro. Per il consigliere Aiga Giuliano Leuzzi cambiano solo le parole. Non la sostanza.
Quella che, dall’esterno, sembra una riforma che soddisfa il governo e infiamma le toghe, rischia di diventare una discussione da Accademia della Crusca. “Se ieri si chiamava filtro, domani si chiamerà rigetto. Senza il filtro delle richieste di risarcimento, ci metteremo solo più tempo per avere gli stessi no. Discuteremo sul significato di ‘violazione manifesta’ e ridurremo il problema a puramente terminologico. La realtà è che se un magistrato procura un danno da un miliardo di euro a 3mila persone, risponde fino a una soglia massima di 25mila euro. Ecco perché questa responsabilità dei magistrati è finta”.








