Viterbo – (g.f.) – Le strade per salvare Talete sono tante e i comuni rischiano di perdersi.
Così, anche il tavolo tecnico convocato stamani dal presidente della provincia Marcello Meroi ha fatto segnare un sostanziale nulla di fatto.
Sarà pure emergenza, la società idrica starà pure rischiando di non pagare gli stipendi ai dipendenti e di non erogare il servizio, ma alla prova del nove, su 63 soci fra comuni e provincia, i presenti sono solo diciannove.
Almeno, armati di buone intenzioni. Anche se purtroppo di buone intenzioni è lastricata la strada dell’inferno.
Talete ha problemi di liquidità. Si deve ricapitalizzare. Per farlo occorre che i soci, tutti i comuni, sottoscrivano quote in proporzione al capitale posseduto. Ma i soldi ottenuti andrebbero solo per investimenti. Non è questo il caso.
Altrimenti la società presenta un bilancio in perdita di un terzo del capitale e i soci a quel punto capitalizzano, mettono soldi, prendendoli dalla spesa corrente dei rispettivi bilanci.
Quanti comuni possono permetterselo? Quanto lo faranno? Perché se non dovessero versare le quote, la società va in liquidazione. Di male in peggio.
La terza via è rappresentata da un soggetto terzo, la regione giusto per fare un esempio, attraverso sue società, che garantisca l’accesso al credito a Talete.
Questa la rosa di possibilità dei comuni, espresse senza troppi giri di parole e soprattutto senza le cautele che la politica impone, da Stefano Quintarelli. Ragioniere capo del comune di Viterbo Un tecnico.
Perplessi i sindaci. Fatte salve le buone intenzioni.
“Il timore dei lavoratori – dice Paolo Anselmi della Cisal presente all’incontro – è che si continui a esprimersi per buone intenzioni. C’è confusione sul da farsi e i tempi non danno ragione a Talete, al servizio da erogare e ai dipendenti.
Il nostro non è un ricatto, ma per tutelarci abbiamo fatto preparare una lettera da avvocato. Richiamiamo le responsabilità dei soci in modo più duro e non vorremmo evidenziarle in sedi antipatiche”.
Riferimento a qualche aula di tribunale.
“Sul controllo analogo ad esempio – continua Anselmi – che ogni comune ha l’obbligo d’attuare per la sua parte. Non mettiamoci nella condizione di farci del male tutti quanti.
Oggi noi ci possiamo difendere solo dicendo che si possono mettere in atto azioni che faranno piangere tutti. Non conviene a nessuno, visto che c’è la soluzione”. Più di una.
“Faccio notare – osserva Meroi – che quella di oggi è una riunione fra le più affollate e siamo in diciannove.
Dobbiamo capire come si ricapitalizza Talete, le eventuali forme di garanzia. Credo che la regione a questo proposito debba dare una risposta netta”.
Il sindaco di Viterbo Leonardo Michelini ricorda la delibera di consiglio già approvata. C’è la volontà anche nel cercare altre soluzioni, ma ancora non è chiara la reale situazione di Talete. Quella famosa due diligence chiesta in estate.
“Dobbiamo trovare un modo – osserva Meroi – per rispondere a situazioni che hanno un costo quotidiano. Se c’è un guasto chi lo paga? Gli stipendi ai dipendenti e i fornitori?”.
Domande che ancora una volta senza risposta.


