Fabrica di Roma – Suicida a 27 anni.
Giovanni Di Meo si è ucciso oggi pomeriggio. Chiuso dentro la sua macchina con il tubo di scarico che pompava la nube tossica che, alla fine, lo ha asfissiato. Lo hanno trovato verso le 14, ma non c’era già più nulla da fare.
Giovanni era il figlio di Stefano Di Meo e Maria D’Alessandro. Volti noti della politica viterbese. Lui ex assessore provinciale; lei attivista di Alleanza riformista per la Tuscia fino a pochi anni fa ed ex consigliere comunale dei Comunisti italiani a Civita Castellana.
Proprio i genitori avevano denunciato la scomparsa di Giovanni in mattinata. Non riuscivano più a trovarlo.
Solo verso le 14 qualcuno ha notato la sua macchina in località Quartaccio, tra Civita Castellana e Fabrica di Roma. Immediatamente è partito l’allarme ai carabinieri e ai sanitari, ma Giovanni era già morto.
A casa aveva lasciato un biglietto per i familiari. Poche righe piene di tutta la rabbia urlata dei suoi 27 anni, forse per le sue aspettative tradite o per un mondo che non gli piaceva. “Potete prendervi il mio cash, la mia libertà, la mia casa, la mia vita, la mia identità, potete darmi anche un lavoro o risolvere i miei guai, giuro sulla pelle, non mi avrete mai”. E’ il padre Stefano Di Meo a riportare su Facebook le sue ultime parole, rimpiangendo di non averle lette prima.
Un gesto che lascia un intero paese sconvolto, insieme alla sua famiglia che ora lo piange.
“Addio figlio mio – gli scrive il padre Stefano su Facebook -. Hai smesso di lottare e il mio dolore è immenso. Nella vita è normale quando un figlio accompagna il padre, atroce è l’inverso. Non so se riuscirò a portare questa croce. I figli sono pezzi di cuore e oggi insieme a te è morto un pezzo del mio cuore. Addio figlio mio. Ti ho amato e ti amerò per sempre”.
Alla famiglia Di Meo, le condoglianze da parte di tutta la redazione di Tusciaweb.


