Sutri – (s.m.) – “Volevo solo morire”.
Agaj Asilan sa solo di aver ucciso la compagna tentando il suicidio subito dopo.
Non ricorda perché il primo pomeriggio dell’11 novembre ha affondato più volte un coltello da cucina tra la gola e il ventre di Brunilda Hoxha, 31 anni, madre di tre bambini che, per fortuna, erano a scuola (uno in Albania) mentre a casa, a Sutri, si consumava la tragedia.
Il medico legale che ha eseguito l’autopsia parla di fendenti a raffica. Molti di più dei soli 6 che si pensava fossero stati inferti inizialmente.
Asilan è stato sentito in carcere nelle scorse settimane dal pm Chiara Capezzuto. Un confronto fotocopia dell’interrogatorio di garanzia. Il 54enne albanese non ha aggiunto nulla di più al precedente colloquio col gip subito dopo l’arresto.
Su quell’omicidio-suicidio riuscito solo a metà, è blackout totale. Dopo aver ucciso Brunilda, la donna che lo ospitava a casa sua, Asilan ha ingerito una massiccia dose di candeggina. Passaggio obbligato al Gemelli, prima del carcere.
E nelle prime ore di ricovero, i medici non sapevano neanche se si sarebbe salvato. Aveva ustioni gravissime alla gola.
L’interrogatorio voluto dal pm è propedeutico alla richiesta di giudizio immediato. Anche se l’indagine, per ora, non è chiusa: “Sono in corso ulteriori accertamenti”, spiega l’avvocato di Asilan, Elisabetta Centogambe, che, però, non aggiunge altro.
La procura ha sei mesi di tempo dal fatto per chiedere il processo subito per l’arrestato. C’è l’evidenza della prova: è stato Asilan a chiamare i carabinieri. E c’è anche un precedente importante che pesa sulla sua testa: nel 2001 Asilan uccise la moglie a picconate. Il movente era la gelosia.




