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“27 lavoratori in mezzo a una strada”

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Mercatone Uno

Mercatone Uno 

Elvira FAtiganti (Uil), Donatella Ayala (Cgil) e Fortunato Mannino (Cisl)

Elvira FAtiganti (Uil), Donatella Ayala (Cgil) e Fortunato Mannino (Cisl) 

Mercatone Uno - Lo sciopero dei dipendenti

Mercatone Uno – Lo sciopero dei dipendenti 

Mercatone Uno - Lo sciopero dei dipendenti

Mercatone Uno – Lo sciopero dei dipendenti 

Mercatone Uno

Mercatone Uno 

Viterbo – “Dall’azienda non sappiamo nulla, merce nei magazzini arriva per i clienti che hanno già ordinato, da sabato si vende solo quella in esposizione e a maggio scade l’intesa sui lavoratori a livello nazionale”.

Ragioni per cui essere preoccupati i dipendenti Mercatone Uno di Viterbo ne hanno. Per questo con i sindacati da ieri hanno deciso d’entrare in sciopero. Almeno fino a oggi, ma l’intenzione è di proseguire.

“Fino a domenica, ci siamo decisi per far capire che noi ci teniamo al nostro impiego. Altrove l’hanno già fatto e senza che ci fosse una situazione come quella che stiamo vivendo”.

Sarebbero trentaquattro i punti vendita in Italia in cui sta per partire una svendita fino al 26 aprile che i dipendenti e i sindacati vedono come l’ultimo atto. Svuotare tutto prima di abbassare le saracinesche. Per 34 su 79 negozi, compreso quello della città dei Papi, il destino sarebbe la chiusura.

“Le dinamiche sono quelle – spiegano i lavoratori – la merce non arriva e ci hanno abbassato lo stipendio”.

Sono in vigore contratti di solidarietà, quindi ridotti, ma ultimamente le difficoltà sarebbero aumentate.

“I punti vendita interessati da questa svendita totale sono 34 – spiega Fortunato Mannino (Cisl) – è stata presentata richiesta di concordato e nel frattempo vanno in chiusura alcuni punti vendita. Viterbo si trova fra questi. Monterosi per fortuna sembrerebbe di no.

E’ l’ennesimo grido di dolore di questo territorio. Ventisette lavoratori dall’oggi al domani si trovano in mezzo a una strada”. Secondo le sigle sindacali la società sarebbe in rosso per 450mila euro.

Lo sciopero ha una ragione precisa: “Non vogliamo celebrare il funerale all’impresa – continua Mannino – ma chiedere attenzione alle istituzioni, affinché il sindaco di Viterbo e il presidente della provincia, si facciano portavoce presso imprenditori locali che attraverso una cordata possano eventualmente rilevare la società in tutto o in part, mantenendo i posti di lavoro”.

Anche perché: “Si tratta di una realtà – osserva Donatella Ayala (Cgil) – che sul territorio non ha concorrenza.

Non possiamo permettere che a Viterbo chiudano. Le istituzioni si facciano carico del problema, facciano la loro parte”.

Si manifesta anche per altro: “Il senso è pure – interviene Elvira Fatiganti (Uil) – per farci sentire contro il silenzio fin qui dell’azienda.

Pare che in caso di sciopero per l’azienda gli stipendi sarebbero a rischio e così come una chiusura anticipata”.

Giuseppe Ferlicca

 


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