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“Aspettavamo quel primo vagito che non è mai arrivato…”

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Tarquinia - L'ospedale

Tarquinia – L’ospedale

Tarquinia – Tutto normale. Nessuna emergenza, secondo medici e paramedici dell’ospedale di Tarquinia. Ma Viola non si è salvata.

Da quella sala parto, la notte del 29 giugno 2012, la bambina esce più morta che viva. Senza piangere. Senza respirare, nemmeno dopo l’ossigeno e le iniezioni di adrenalina. Un’agonia di poche ore, per poi spegnersi definitivamente allo spuntare del sole.

L’alba più triste per i suoi genitori, una coppia di Vetralla che l’aveva tanto aspettata.

Per quella nascita e morte all’ospedale tarquiniese sono finiti sul banco degli imputati due ginecologi e due ostetriche per omicidio colposo. Ieri, al processo, hanno parlato il pediatra, il primario del reparto e due infermiere. Testimonianze a tratti contraddittorie: quel parto non destava nessun motivo di allarme, stando ai racconti in aula. Eppure Viola nasce con tanta fatica, dopo lunghi e ripetuti tentativi con la ventosa. Non piange. Non respira. La nonna vede un medico entrare di corsa in sala parto senza infilare neanche il camice. Per rianimare la bambina, viene allertata anche l’unità operativa del Bambin Gesù. Tentativi vani. Perché la piccola non arriva al mattino.

La nonna, anche lei tra i testimoni, si commuove nel descrivere quei momenti concitati, seguiti da un dolore inenarrabile. “Vedevo le ostetriche entrare e uscire e poi, il medico, arrivato di corsa – ha ricordato, tra le lacrime -. Aspettavamo quel primo vagito che non è mai arrivato…”. 

Per il pm Lorenzo Del Giudice, la piccola è morta per un’anomalia del cordone ombelicale non diagnosticata in tempo. Era più corto del previsto. Si doveva intervenire rapidamente con un cesareo, anche per le condizioni della mamma 41enne, arrivata oltre il termine di gestazione. Quasi dodici ore di travaglio in preda a dolori atroci, dalle 7 del mattino alle 4 del pomeriggio, stando a quanto risulterebbe dalle indagini. Alla fine, per quell’anomalia del cordone ombelicale non presa in tempo, Viola avrebbe avuto l’emorragia polmonare che l’ha condannata a morte.

L’altra anomalia è che, secondo i legali di parte civile Claudia Polacchi e Paolo Delle Monache, il cordone ombelicale e la placenta non sarebbero stati conservati.

Arrivata a 41 anni, per la signora, quella bambina era un regalo. L’ultima speranza di diventare mamma. Dopo Viola, la coppia non è più riuscita ad avere figli. 


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