Viterbo – “Mai stato nella prigione delle Br per confessare Aldo Moro”.
Monsignor Antonello Mennini, nunzio apostolico in Gran Bretagna, smentisce di aver mai incontrato il presidente della Dc nel covo delle Brigate rosse, pochi giorni prima della sua morte.
Lo ha detto stamattina davanti alla commissione d’inchiesta nata per fare luce sull’omicidio Moro. Una commissione doppiamente viterbese, presieduta dall’ex ministro Giuseppe Fioroni, con il sostituto procuratore di Viterbo Massimiliano Siddi nel pool inquirente.
Mennini era additato come il sacerdote che aveva confessato Moro nei 55 giorni di prigionia. “Purtroppo non ne ho avuto la possibilità – ha detto monsignor Mennini – ma nella coscienza dei miei doveri sacerdotali ne sarei stato molto contento”. In ogni caso, Mennini avrebbe mantenuto il segreto: “Di un’eventuale confessione non avrei potuto dire nulla, né sui contenuti né sulle circostanze temporali e logistiche, ma non avrei difficoltà alcuna ad ammettere di essere andato nel covo delle Br”.
L’alto prelato ha comunque ammesso di aver recapitato alcune lettere di Moro ai suoi familiari durante il periodo della prigionia. Particolare importante e inedito, per il presidente della commissione: “Mennini ha comunicato una cosa per tutti noi totalmente nuova – afferma Fioroni -: che il professor Nicolai (Valerio Morucci, ndr) nella telefonata del 5 maggio lancia un messaggio finale alla signora Moro, comunicandole che la persona da lei indicata e che dovevano rintracciare non era stata reperita e che quindi si doveva tornare a far ricorso a don Mennini per lasciare la missiva in cui il presidente Moro annunciava la fine della propria vita di lì a pochi giorni. Questo conferma che c’era un canale di ritorno che stando alle conoscenze fino ad oggi acquisite, si interrompe intorno al 5 di maggio, poco prima o poco dopo”.
Mennini entra nel caso Moro come ‘confessore’ dello statista per una pluralità di motivi. Primo: le lettere dello stesso Moro, che si rivolge a lui dicendo che aspettava di incontrarlo nella sua “cella”. Secondo: le ipotesi avanzate dall’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga, convinto che Mennini non si fosse limitato a confessare Moro, ma gli avesse dato anche l’estrema unzione.
Anche i natali contano. Il nunzio apostolico è figlio di Luigi Mennini, storico direttore dello Ior, la banca Vaticana, negli anni della presidenza di Paul Marcinkus. Viceparroco della Chiesa di Santa Lucia a Roma, Mennini è stato mandato all’estero subito dopo l’omicidio di Moro. Chiamato a deporre nel ’95, aveva rifiutato, ma stamattina ha fatto presente ai membri della commissione di essere stato ascoltato per sette volte sulla vicenda, in sede parlamentare e giudiziaria.
Mennini ha anche parlato di Paolo VI e della sua linea del riscatto. Solo due o tre anni dopo il nunzio apostolico sarebbe “venuto a sapere due o tre anni dopo che Paolo VI aveva chiesto di mettere a disposizione 10 miliardi di lire perché non so quale fonte aveva fatto balenare le possibilità che le Br potessero accontentarsi di un riscatto”. Ma, dopo il sequestro Moro, il clima era quello che era. Incandescente. “C’erano adunanze oceaniche dei sindacati che chiedevano di non cedere, La Malfa che parlava di pena di morte, il governo e lo stesso Pci attestati sulla linea della fermezza. Che avrebbe potuto fare il povero Papa, che a quei tempi tra l’altro stava già male, come avrebbe potuto imporre una posizione diversa?”.
– Verso la riapertura del caso Moro?

