- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Città dei papi, perché non intitolare vie e piazze?

Condividi la notizia:

Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Tanti viterbesi fuori le mura (si sentono tali anche i residenti nel contado, seppure ignorabili a Palazzo dei Priori) dicono di iniziare la giornata con un click su Tusciaweb per sapere che succede qui ed anche per riflettere su opinioni e proposte che non mancano.

Per esempio giovedì scorso il consigliere regionale professor Riccardo Valentini fa sapere che la renziana “riforma delle province deve essere il momento per definire l’identità culturale del Lazio”.

Un po’ come pensarono i primi governanti del regno d’Italia, quando annegarono Viterbo nell’unica provincia di Roma che andava però da Frosinone a Civitavecchia e appunto alla Tuscia.

Tutt’altra cosa rispetto al Lazio odierno che si affaccia fin su Campania, Abruzzo, Molise e Marche: un territorio così disomogeneo da rendere oggettivamente difficile il ritrovamento di un’unica identità culturale.

Però nel partito di Valentini, numero due dei consiglieri regionali Pd, sembra essercene consapevolezza se il deputato Morassut propone, come illustrato da Tusciaweb, regioni più larghe, potenzialmente meno costose e più efficienti, seppur meno “culturalmente identitarie”.

E questa era la prima stimolante opinione letta giovedì.

Un’altra è quanto dicono Piattaforma 2.0 e Take Off: se Viterbo è (una delle) città dei papi, perché non farlo capire e vedere concretamente con vie e piazze intitolate a eventi e pontefici in una zona apposita, con iniziative organiche come un sito tematico, tour di conoscenza, una guida turistica religiosa cartacea, in un “percorso multimediale secondo un criterio logico, turistico, storico, artistico e religioso”?

L’hanno proposto al comune, che potrebbe farne tesoro per l’assegnazione del titolo di capitale nazionale della cultura.

Non certo per guardare indietro, ma per essere propositivi e pure provocatori in una terra che volere o no risente ancora dell’essere stata Patrimonio di San Pietro. Nella “città della cultura” che però deve lottare per i soldi necessari al Teatro Unione, salvare il sistema bibliotecario ed il Laboratorio di Restauro, questo, nell’anno giubilare, potrebbe lavorare alla Bibbia annotata da san Bonaventura, come fece con quella di san Tommaso?

E chi può (Diocesi, Università) accompagnerebbe il restauro con qualche iniziativa scientifica su pensiero aristotelico (Tommaso), neoplatonismo cattolico (Bonaventura) e la misericordia del gesuita Francesco, ricordando in proposito gli studi di Ratzinger e la sua recente visita?

E a papa Francesco, che tanti richiami alla povertà ha rivolto ai cardinali, non si potrebbe chiedere di venire a parlare nella città del primo Conclave del ruolo di quelli che lui sicuramente non considera “principi della chiesa” ma che in conclave si riuniranno per eleggerne il successore?

E la macchina di santa Rosa potrebbe fare da apripista ad una mostra internazionale delle “macchine” che non sono solo cristiane?

Infine, se negli ultimi cento anni la Tuscia ha dato alla chiesa tre cardinali capi dell’amministrazione della Santa Sede, il montefiasconese Mocenni, il tarquiniese Guerri, il vitorchianese Vagnozzi, perché non candidarsi ad approfondire – e l’Università potrebbe farlo – le vicende della finanza cattolica?

Senza dimenticare che era di Viterbo anche Umberto Ortolani, gentiluomo di Sua Santità, ben noto alle cronache dello Ior e del Banco Ambrosiano insieme a Calvi e Sindona.

A queste riflessioni può portare in un giorno qualsiasi la lettura di Tusciaweb, specie se si è solo lettori.

Renzo Trappolini


Condividi la notizia: