Viterbo – Berlusconi pagherà, ma non è dato sapere quanto.
Il processo al Cavaliere per la diffamazione ad Antonio Di Pietro finisce con un accordo tra le parti.
Stamattina, udienza-lampo al tribunale di Viterbo.
Pace fatta e accordo trovato. Un epilogo annunciato già alla scorsa udienza: niente condanna, ma congruo risarcimento a Di Pietro per le offese ricevute durante il comizio al Palamalè.
Berlusconi è stato prosciolto per intervenuta remissione di querela, dietro lauto indennizzo. Ma sul ‘quantum’, bocche cucite e massimo riserbo. La cifra sarebbe comunque superiore ai 10mila euro.
Nessuno dei due era in aula. Presente, invece, il pm Paola Conti, titolare del fascicolo per diffamazione a carico di Berlusconi.
L’episodio risaliva al 26 marzo 2008. Durante un comizio a Viterbo, Berlusconi disse di Di Pietro che si era “laureato grazie ai Servizi, perché non è possibile che l’abbia presa uno che parla così l’italiano”. E ancora che l’ex magistrato avrebbe “messo dentro persone senza prove”. Da qui è scattata la denuncia, due cause – quella penale a Viterbo e quella civile a Roma, per le stesse dichiarazioni rilasciate a “Porta a Porta” – e l’inizio di una lunga serie di ricorsi.
La Camera dei deputati aveva riconosciuto in un primo momento l’immunità a Berlusconi, confermata dal giudice di pace viterbese, secondo cui il leader di Forza Italia non era punibile perché parlava nelle sue funzioni di parlamentare. Da qui, il ricorso vinto in Cassazione dal pm Paola Conti e la trasmissione degli atti alla Corte costituzionale, che ha annullato la delibera del 2010 con cui la Camera definiva Berlusconi ‘intoccabile’. Quindi il processo a Viterbo, con Di Pietro parte civile. Ma la conciliazione era stata già ventilata. E conciliazione è stata.
Stefania Moretti



