Viterbo – Si avvia all’archiviazione l’indagine sulla morte di Carmine Schiavone.
Le risultanze dell’autopsia sul pentito 71enne, ex cassiere del clan dei Casalesi, parlano di cause naturali.
Schiavone, cardiopatico, è morto per infarto. “Sarebbe stato impossibile salvarlo, anche con un ricovero immediato in terapia intensiva – afferma il procuratore capo di Viterbo Alberto Pazienti -. Il perito incaricato dell’autopsia ha escluso ogni negligenza medica”.
La conseguenza è una sicura richiesta di archiviazione per i quattro medici che avevano operato Schiavone subito dopo l’incidente domestico del 10 febbraio, quando era caduto dal tetto di casa.
Niente di grave, almeno all’apparenza: si era rotto un peduncolo di una vertebra. Lesione sicuramente non mortale, almeno in genere. Lo stesso Schiavone sembrava aver superato brillantemente l’intervento chirurgico. Pochi giorni dopo era in piedi e riusciva ad alzarsi tranquillamente dal letto. La mattina del 22 febbraio, la morte a Belcolle e l’apertura di un fascicolo da parte del pm Franco Pacifici.
Indagini serrate e senza lasciare nulla al caso. Ai parenti è stato fatto fare un doppio riconoscimento del corpo. L’autopsia è stata preceduta da una tac cadaverica. Una tecnica sperimentata a Viterbo con il recente caso di un neonato morto prima di nascere e con poche altre vicende. Un esame che serve a fotografare lo stato in cui si trova la salma prima di qualunque accertamento medico-legale, per avere un’ulteriore testimonianza delle condizioni in cui versava il cadavere prima dell’autopsia.
La cautela nasce anche dalla particolarità del caso. Carmine Schiavone era un collaboratore di giustizia, animatore, con le sue dichiarazioni, del maxiprocesso Spartacus ai Casalesi. Un accertamento meticoloso delle cause della morte era obbligato, per non incorrere in dietrologie e sospetti.
E ora che i quattro chirurghi, indagati per omicidio colposo, sono stati dichiarati esenti da responsabilità, l’archiviazione può considerarsi praticamente cosa fatta, se non materialmente, almeno in linea teorica.
Parallelamente, la procura di Roma ha proceduto al sequestro dell’archivio di documenti in casa di Schiavone, nell’ambito del fascicolo per traffico illecito di rifiuti, aperto dal pm Cristina Palaia, e d’intesa con la commissione parlamentare che indaga sullo stesso traffico.

