Tarquinia – Truffe immobiliari, confiscato un patrimonio per 18 milioni di euro.
Nel mirino delle forze dell’ordine il 68enne di Tarquinia Lorenzo Pintore. Pregiudicato, sin dal 1968 risulta gravato da condanne per ricettazione, furto, detenzione illegale di armi e rissa, nonché destinatario di ordinanze cautelari per svariate ipotesi delittuose tra cui associazione di tipo mafioso (1993) e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (2003).
L’uomo, sassarese ma residente e operante a Tarquinia, si è visto ora confiscare un patrimonio immobiliare milionario che passa allo stato.
Il decreto di confisca è stato emesso dalla Corte suprema di Cassazione, sesta sezione penale. I finanzieri del comando provinciale di Roma e del servizio centrale investigazioni criminalità organizzata hanno dato esecuzione al provvedimento che ha riguardato 23 unità immobiliari (situate a Roma, Guidonia Montecelio, Capena, Ladispoli, Cerveteri, Santa Marinella e Tarquinia), cinque auto, due società commerciali, quote societarie di quattro persone giuridiche, rapporti bancari, postali, assicurativi e azioni. Il tutto per un valore complessivo pari a 18 milioni di euro.
Il tribunale di Roma ha stabilito per Pintore la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con l’obbligo di soggiorno per la durata di due anni.
L’operazione è stata condotta dalla guardia di finanza in collaborazione con il Nucleo di polizia tributaria – Gico di Roma, lo Scico e la stazione navale di Civitavecchia.
Secondo gli investigatori Pintore sarebbe “specializzato nel settore delle truffe immobiliari”, agiva spacciandosi per promotore finanziario di società operanti nel settore della compravendita immobiliare, intestate a prestanome. In questo modo, stando alle indagini, avrebbe ottenuto acconti dagli acquirenti, salvo poi rendersi irreperibile al momento della stipula dei rogiti.
In altri casi, Pintore aveva fatto lievitare il prezzo di vendita di villini bifamiliari con ripetute compravendite fittizie in favore di soggetti di comodo, fino all’ultimo acquirente, il quale aveva provveduto a richiedere un mutuo che, una volta concesso, non è stato poi rimborsato; in tal caso, alle banche mutuanti non rimaneva che rivalersi sugli immobili, di valore nettamente inferiore al capitale erogato.
Il denaro frutto di truffe venivano poi usato, secondo l’accusa, da Pintore per investimenti destinati ad accrescere il patrimonio personale nella sua disponibilità. Il tutto anche attraverso familiari o prestanome.
Proprio l’enorme patrimonio, non proporzionato al reddito, accumulato dal Pintore avrebbe fatto scattare l’inchiesta della procura della Repubblica del tribunale di Roma. E proprio questo ingente patrimonio, costituito da immobili, beni mobili, attività commerciali e disponibilità finanziarie, è stato oggetto di dettagliata analisi nel corso delle investigazioni economico-finanziarie. Fino ad arrivare alla megaconfisca.
