Viterbo – Coinvolgerà otto istituti superiori, più di sessanta aziende della Tuscia e quasi duemila studenti delle classi superiori terze, quarte e quinte.
E’ il progetto OrientaMenti, nato dalla collaborazione della camera di commercio con la fondazione Carivit e sviluppato in concreto dal Cefas, il braccio operativo dell’ente camerale. Stamattina la presentazione in conferenza stampa, nelle prossime settimane gli ultimi passi organizzativi con i dirigenti scolastici e, infine, l’avvio del programma nell’anno scolastico 2015/2016.
Ad illustrarlo il presidente della camera di commercio Domenico Merlani, quello della fondazione Carivit Mario Brutti e Stefano Gasbarra del Cefas.
“Il frutto della collaborazione tra la nostra fondazione e la camera di commercio – ha esordito il presidente Brutti – è un ottimo inizio per creare una solida sinergia tra le forze socioeconomiche del territorio e quelle socioculturali. Fondendo questi due pilastri della conoscenza abbiamo pensato di rivolgerci ai giovani per far convergere su di loro le nostre attenzioni. Ne è nato un importante percorso che unisce la formazione agli aspetti più pratici del mondo del lavoro che speriamo serva da slancio per i nostri ragazzi”.
Formazione al lavoro che, purtroppo, non è certo un fiore all’occhiello dell’economia italiana e che molta strada ha ancora di fronte per riuscire ad avvicinarsi agli standard di altri paesi europei.
“Siamo troppo arretrati su questo fronte, è inutile negarlo – continua Mario Brutti -. La scuola sta iniziando solo ora ad attivare corsi di formazione obbligatoria al lavoro. In Germania già da tempo si organizzano apprendistati obbligatori per chi ancora sta studiando. La nostra missione è dunque quella di insistere e lavorare per migliorare questo gap culturale e organizzativo. Collaborare con gli istituti scolastici e con enti come la camera di commercio è un ottimo primo passo per andare avanti”.
Un progetto che si inserisce insomma come un aiuto concreto nel viaggio di crescita che le nuove generazioni devono affrontare.
“Ci piace capire i giovani per aiutarli – commenta il presidente della camera di commercio Domenico Merlani -. Abbiamo il dovere, anche morale, di farlo e di stare loro vicino in particolare in un periodo così delicato dal punto di vista economico. La fondazione Carivit, partner vero e concreto ci ha aiutato molto in questo e il progetto OrientaMenti ne è la prova”.
Ciò che conta per gli organizzatori non è solo cosa insegnare, ma rendere partecipi i giovani a 360 gradi del proprio futuro.
“Dobbiamo far leva sulle forze caratteriali dei ragazzi – continua Merlani – affinché si inventino un lavoro oppure ne imparino bene uno già esistente. Non si tratta però soltanto di guardare e copiare, ma di fare propria un’esperienza e un sogno. Alla base di tutto c’è un percorso di autostima personale che risvegli l’interesse degli studenti e li prepari ad essere quello che sono: il nostro futuro”.
OrientaMenti dal prossimo anno scolastico sarà attivato su larga scala in collaborazione con la fondazione Carivit. Ma per la camera di commercio e il Cefas, più nello specifico, non è cosa nuova.
“Già lo scorso anno – ricorda Stefano Gasbarra del Cefas – abbiamo formato oltre 1900 ragazzi coinvolgendoli in un percorso a tappe in cui hanno potuto toccare con mano le esperienze di giovani imprenditori, manager e addetti ai lavori di tanti settori diversi: dal marketing alla green economy e al public speaking”.
Nel 2015/2016 si farà più o meno la stessa cosa, ma in maniera ancora più strutturata e capillare.
“I ragazzi seguiranno tre step ben precisi – prosegue Gasbarra -. Il primo è quello che attraverso il sistema di coaching dà la possibilità agli studenti di trovare la propria strada e i propri interessi dopo aver ascoltato e valutato una serie di interventi di esperti. A seconda delle scelte di ognuno si formeranno dei gruppi di lavoro suddivisi per tematiche che potranno essere frequentati direttamente nelle scuole oppure nella sede del Cefas. Infine c’è il “job day”: una giornata di full immersion dei ragazzi in una delle imprese partner del progetto dove, affiancati da un mentore, avranno la possibilità di toccare con mano cosa succede e cosa si fa in azienda”.
La Tuscia, terra di piccole o piccolissime imprese, rende un po’ difficile l’orientamento e l’attivazione di corsi di formazione più corposi, lunghi diversi settimane o alcuni mesi. Per ora, quindi, ci si limita a un solo giorno di pratica diretta.
“La sfida – conclude Gasbarra – è quella di ampliare il più possibile il progetto per arrivare a qualcosa di più strutturale e duraturo. Speriamo che in un prossimo futuro tutto questo sarà possibile. Intanto ci godiamo i successi di ciò che è già ben rodato e che, addirittura, piace fuori dai nostri confini visto che il Cefas è stato contattato già da un istituto di Roma che vuole avere maggiori dettagli sul progetto perché lo ritiene di successo”.
Francesca Buzzi






