Viterbo – Nonostante la difficoltà per gli odierni politici senza elettori, ma con capi che li hanno nominati, di parlare e scrivere come gli viene, Renato Brunetta di Forza Italia ce la mette tutta ad occupare fino all’ultimo centimetro lo spazio concedibile nell’area vigilata dei cosiddetti partiti padronali.
Può perciò essere utile leggere il Mattinale che ogni giorno lui scrive, anche se con l’oggettività limitata di chi, pur volendo raccontare quel che vede così come gli pare, deve intingere la penna nell’inchiostro simpatico di casa.
Succede allora che quando si riferisce al suo capo, Silvio Berlusconi, può scappargli qualche aggettivo col quale, anziché descrivere l’oggi, provoca ricordi e immagini di ieri inducendo inevitabilmente paragoni e confronti non vincenti.
E’ il caso della prima notizia del Mattinale di mercoledì 15 aprile: qui Brunetta, nel gioire della restituzione del passaporto a Berlusconi, ricorre a due aggettivi dedicati al capo considerato “libero e forte”, aggettivi che nella memoria collettiva e nella storia d’Italia portano invece a Luigi Sturzo, il prete esiliato dal fascismo col più o meno evidente consenso della sua Chiesa, il quale quasi cent’anni fa dedicò il suo manifesto politico proprio ai “liberi e forti”.
Il confronto avviene quindi tra la “libertà e la forza” di un passaporto oggi restituito, perché prima ritirato dalla giustizia, e i” liberi e forti” che tali erano per Sturzo quelli che propugnavano “nella loro interezza gli ideali di giustizia”.
Non basta, perché Sturzo chiedeva a quei “liberi e forti” anche di “domandare la riforma dell’istituto parlamentare sulla base della rappresentanza proporzionale e del Senato elettivo”, fondamenti, secondo lui, di uno Stato “veramente popolare”.
Questi dunque i “liberi e forti” di allora.
A prescindere dall’aggettivazione euforica di Brunetta per la liberazione del suo presidente, quei tanti che nel Pd e altrove non mancano di fregiarsi del titolo di “liberi e forti” e dell’ispirazione sturziana, se ne ricorderanno quando andranno a votare la legge elettorale e quelle di riforma costituzionale che conosciamo?
Ma tant’è, lo scriveva pure Sturzo: ”la politica come ogni arte ha grandi artefici, artigiani e pure mestieranti”. Speriamo che a noi resti almeno uno po’ di possibilità di scegliere tra i primi.
Renzo Trappolini
