Roma – Un esposto per chiedere la riapertura delle indagini sul caso di Attilio Manca.
I legali della famiglia del giovane medico lo annunciavano da tempo. Ora l’ex pm Antonio Ingroia e il collega Fabio Repici, avvocati della famiglia Manca, lo hanno presentato al procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone.
Ingroia e la famiglia Manca hanno incontrato Pignatone in mattinata.
A raccontare dell’esposto è stato lo stesso Ingroia, ascoltato oggi dalla commissione parlamentare antimafia presieduta da Rosy Bindi che per domani ha convocato il procuratore capo di Viterbo Alberto Pazienti e il titolare delle indagini sul caso Manca Renzo Petroselli.
Nell’esposto, la morte di Attilio Manca, avvenuta a Viterbo nel febbraio 2004, viene definita “omicidio di mafia”. Ingroia e Repici battono ancora una volta la cosiddetta “pista Provenzano”.
“Con l’avvocato Repici, con cui assisto la famiglia di Attilio Manca, sono convinto che la morte di Attilio Manca non sia avvenuta, come sostiene la procura di Viterbo, per suicidio o cause accidentali ma che sia stato ucciso per coprire la latitanza di Bernardo Provenzano e la sua cintura di protezione, legate alla trattativa Stato-mafia – dichiara Ingroia -. In antimafia ho ribadito il mio sconcerto per il modo con cui la procura di Viterbo ha condotto le indagini. Non solo non ha fatto tutto quel che doveva per scoprire la verità, ma ha fatto tutto quel che poteva perché non venisse fuori, fino al paradosso, senza precedenti, di incriminarmi per calunnia per espressioni verbali da me pronunciate in udienza durante l’esercizio della mia funzione di avvocato di parte civile della famiglia Manca. Tanto che domani la commissione Antimafia audirà anche due magistrati della procura viterbese”.


