Viterbo – Pia fu uccisa perché il marito voleva un’altra donna.
E come Pia ogni giorno ne muoiono tante. Come si può fermare la violenza sulle donne? A cercare di rispondere a questa domanda ci hanno pensato oggi pomeriggio il presidente della commissione Giustizia della Camera dei Deputati, Donatella Ferranti, il vice questore aggiunto e capo della mobile Fabio Zampaglione, il sostituto procuratore della Repubblica Paola Conti, l’avvocato del foro di Viterbo Roberto Fava, il prefetto Antonella Scolamiero, il sindaco Leonardo Michelini, il questore Lorenzo Suraci, la presidente di Fidapa Viterbo, Carla Pepponi Bartoleschi. Relatori al convegno “Ricorditi di me, che son la Pia”, violenza, vittime vulnerabili e nuove tutele (gallery).
Nel Lazio 25mila donne hanno subito violenza e non hanno denunciato.
Il dato è stato fornito dal prefetto Antonella Scolamiero durante il convegno, organizzato da comune di Viterbo, Prefettura e Fidapa nella sala Regione di Palazzo dei Priori.
“Nel Lazio le vittime di violenza – dice il prefetto Scolamiero – sono state 140 e a maggioranza di origini italiana, tanto per smentire che sono sempre gli stranieri a praticare violenza. Ma il dato più sconcertate è che negli ospedali sono state curate 25mila donne vittime di violenza che non hanno denunciato quanto subito. E’ questo è terribile. Come prefetture stiamo promuovendo un protocollo che coordini gli sforzi di tutti, fatto per evitare complicazioni e dare un apporto positivo a un problema grande”.
“La violenza è una risposta sempre negativa – afferma il questore Suraci -. Il capo della polizia ha detto che si è parte della legalità sempre o non ci si sta. E io sono d’accordo. Usare la violenza gratuita è da condannare e solo dove c’è legalità esiste maggiore sicurezza e maggiore giustizia”.
In una sala Regia completamente stracolma anche un posto vuoto. “Lasciamo sempre una sedia vuota – spiega Carla Pepponi Bartoleschi, presidente di Fidapa – per ricordare che in quel posto avrebbe potuto sedersi una donna uccisa da un compagno violento”.
A entrare nel merito del problema ci ha pensato la consigliera Daniela Bizzarri: “Ho vissuto un’esperienza drammatica, ho assisto per sette anni una ragazza vittima di violenza del branco. E alla fine dopo anni di tribunale lei mi ha detto che se sapeva come sarebbe andata a finire non lo avrebbe fatto. Io mi domando: ci battiamo tanto, invogliamo le donne a denunciare la violenza e poi? Per cosa?”.
Daniela Bizzarri infine racconta la storia di Laura Roveri, vittima di violenza, scampata alla morte per miracolo. Il suo fidanzata l’ha accoltellata per 15 volte e dopo cinque mesi di carcere è tornato a casa dai genitori.
Tante domande sulla violenza e ancora poche risposte. “Mi pongo il problema del perché non viene denunciata la violenza – dice il sindaco Michelini – e di come si può intervenire. E credo che la risposta deve darla la comunità, tutta insieme”.








