Viterbo – “Entro tre anni ti ammazzo”.
Telefonate a tutte le ore con minacce simili. L’anno prima era arrivato a fracassarle 29 volte lo specchietto della macchina.
E’ arrivata la condanna bis per un quarantenne di origini campane. Ieri, il tribunale di Viterbo – giudice Rita Cialoni – gli ha inflitto quattro mesi, alleggerendo l’accusa da stalking a minaccia aggravata.
Una persecuzione che è il risultato della fine di una storia che lui non accettava.
Dopo una prima condanna per gli specchietti fracassati, nel 2011, un anno dopo è tornato a colpire: un mese di telefonate minatorie col numero privato. Lui le rinfacciava di averlo fatto finire ai domiciliari e poi sottoposto a divieto di avvicinamento.
“Non me la prendo con tua figlia solo perché la mia cultura non me lo permette”. “Se ammazzano me ammazzano anche te”. E via dicendo.
A fine aprile 2012 lei – parte civile al processo e rappresentata dall’avvocato Stefania Sensini – sporge una nuova denuncia per stalking in questura. La difesa sosteneva l’insufficienza di prove perché la maggior parte delle telefonate era col numero privato. Ma non è bastato a scagionarlo.
