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Inchiesta “Mamuthones”, raffica di patteggiamenti

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Operazione Mamuthones - Bernardino Goddi

Operazione Mamuthones – Bernardino Goddi

Operazione Mamuthones - Salvatorangelo Spiga

Operazione Mamuthones – Salvatorangelo Spiga

Operazione Mamuthones - Giuseppe Medde

Operazione Mamuthones – Giuseppe Medde

Operazione Mamuthones - Giovanni Medde

Operazione Mamuthones – Giovanni Medde

Operazione Mamuthones - Salvatore Medde

Operazione Mamuthones – Salvatore Medde

Operazione Mamuthones - Gavino Medde

Operazione Mamuthones – Gavino Medde

Operazione Mamuthones - Pier Paolo Mulas

Operazione Mamuthones – Pier Paolo Mulas

Operazione Mamuthones - Mario Tatti

Operazione Mamuthones – Mario Tatti

Ronciglione – Raffica di patteggiamenti per l’inchiesta Mamuthones.

Saranno in pochi ad andare a processo dei 13 arrestati per la banda accusata di seminare il terrore nelle campagne della bassa Tuscia. Furti, incendi, intimidazioni e perfino l’associazione a delinquere contestata a Pier Paolo Mulas, Mario Tatti e i fratelli Salvatore e Gavino Medde, sardi, residenti da decenni a Ronciglione e Castel Sant’Elia.

Ieri pomeriggio, in cinque hanno formalizzato le richieste di patteggiamento avanzate mesi fa, tutte accolte dal gup del tribunale di Viterbo Stefano Pepe.

Due anni e mezzo e 2mila euro di multa a Bernardino Goddi, pastore, tuttora ai domiciliari, ma con il permesso di accudire le sue pecore. Un anno e dieci mesi con la condizionale a Salvatorangelo Spiga, 27enne, il più giovane del gruppo. E poi, ancora, gli altri due fratelli Medde, Giovanni e Giuseppe: un anno e al primo, un anno e dieci mesi al secondo, con multe di 1400 e 2200 euro. E, infine, Massimo Pietrelli: un anno e quattro mesi con la condizionale e 400 euro da pagare. Non ha patteggiato, invece, Francesco Benito Salaris, 75enne, deciso ad andare a processo per dimostrare la sua innocenza.

Le accuse, a vario titolo, vanno dalla detenzione di fucili e pistole allo stalking con pizzini minatori ai vicini di casa. Fino all’incendio del fienile di un agricoltore, per farlo recedere dal contratto di affitto di un terreno che avrebbe fatto gola ai fratelli Goddi. E poi, i furti: tanti furti in aziende agricole e casali di campagna, con bottino anche da decine di migliaia di euro a notte. 

L’operazione “Mamuthones” scatta all’alba del 3 novembre: 13 arresti e uno spiegamento di forze eccezionale. L’indagine, coordinata dal pm Fabrizio Tucci, è seguita accuratamente dai carabinieri di Ronciglione. Nasce da una serie di episodi diversi e apparentemente scollegati; in realtà, dietro le razzie in campagna i militari scoprono sempre le stesse persone. Ma oltre ai quintali di nocciole, alle forme di formaggio e agli autocarri rubati, le intercettazioni di “Mamuthones” svelano una lunga serie di crimini.

Dalla rapina in casa di un’anziana picchiata e legata allo stalking su una coppia di settantenni. Dagli incendi a scopo estorsivo alle vendette contro i membri della banda, accusati di fare la spia ai carabinieri: la lingua di animale morto, appesa al cancello di casa, e il piano per esplodere colpi d’arma da fuoco contro le auto dei “traditori”.

Ritorsioni che il gip Franca Marinelli ha definito di “indole mafiosa” nella sua corposa ordinanza d’arresto.

All’appello, ora, mancano alcune posizioni minori. E i quattro dell’associazione a delinquere, due dei quali (Salvatore e Gavino Medde) hanno già concordato il patteggiamento a quattro anni con la procura; Mulas e Tatti aspettano il processo con rito abbreviato.


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