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“Mi ha strappato pantaloncini e slip”

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B.V., l'uomo arrestato

Banu Vergica, l’imputato

B.V., l'uomo arrestato

Banu Vergica, l’imputato

Gli agenti della polfer mostrano i pantaloni strappati della donna

Violenza sessuale – Gli agenti della polfer mostrano i pantaloni strappati della donna

Viterbo – Un’ora e mezza di assoluta confusione.

E’ più caotica che mai la testimonianza della 40enne nordafricana che ha denunciato il suo ex convivente per violenza sessuale. Gli abusi sarebbero avvenuti sul treno Roma-Viterbo. Difficile, per ora, stabilire altri punti fermi.

Ieri, in tribunale, la donna ha risposto alle domande del pm Chiara Capezzuto e dell’avvocato Riziero Angeletti, difensore dell’imputato Banu Vergica, 43enne romeno, operaio. 

Prima avrebbe parlato di una conoscenza sul treno; solo dopo, ha ammesso di aver convissuto per un periodo con l’operaio e di avergli chiesto di accompagnarla col treno a una visita in ospedale. Ma la signora non sa dire neppure in quale ospedale era diretta. Né è più chiaro il racconto dei presunti abusi: prima parla di un uomo solo, poi di due aggressori e, quindi, di una denuncia a Roma e un’altra a Viterbo.

Ricorda nitidamente che l’imputato le avrebbe strappato i pantaloncini e gli slip che portava sotto il suo maxiabito, stile africano. Ma se all’inizio parla di fatti avvenuti a Viterbo, dopo un po’ afferma che le avances erano cominciate già alla stazione Termini. 

Un racconto fatto di vuoti, contraddizioni e particolari sfumati. Decisamente un quadro diverso, rispetto a quello che emergeva ad agosto, quando ai polsi di Vergica scattarono le manette: gli agenti della polizia ferroviaria, in conferenza stampa, dissero di essere stati richiamati dalle urla della donna, che sbatteva con forza le mani sui vetri della carrozza per farsi sentire. Arrivati sul treno, l’avrebbero trovata sotto shock, con lui che, pressato dietro di lei, cercava di costringerla a un rapporto sessuale.

A quel punto, nel bloccare e ammanettare Vergica, gli agenti si sarebbero sentiti dire dall’operaio, in tono sprezzante: “Tanto domani torno libero”. Particolari non emersi all’udienza di ieri.

Il processo continua a giugno. Vergica, intanto, è ancora in carcere. 


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