Viterbo – Ai nastri di partenza “Lego lab”, tra i progetti vincitori del bando “Io leggo” promosso dalla Regione Lazio per promuovere fra i cittadini la pratica della lettura.
La manifestazione, organizzata da Euriade srl in collaborazione con Viterbo Sotterranea prevede un ricco cartellone di iniziative.
Partirà domenica 26 aprile il ciclo di 4 incontri “A passeggio tra i libri”, letture en plein air nel cuore del centro storico di Viterbo. Una piazza, un libro – questo il titolo e leitmotiv degli appuntamenti durante i quali le strade, le piazze e i monumenti di Viterbo presenti nelle più belle pagine degli scrittori di storia locale verranno raccontate e lette ad alta voce nei luoghi che le ispirarono.
Una narrazione pubblica di Antonello Ricci accompagnata da letture di Pietro Benedetti e percussioni di Roberto Pecci.
Il primo dei quattro appuntamenti, che andranno avanti fino a maggio, si svolgerà Domenica 26 aprile (ore 10.30-12.00) con il seguente itinerario: da piazza San Pellegrino a piazza della Morte (Viterbo sotterranea) facendo tappa tra piazza Scacciaricci, San Carluccio e Pietra del pesce. In compagnia di Pietro Egidi, Viterbo, edizioni Sette Città 1995 (edizione originale: 1912).
L’iniziativa si concluderà con una degustazione di prodotti tipici nei locali di Viterbo Sotterranea.
Vent’anni fa esatti, era il 1995, per i tipi dell’editore viterbese Sette Città – alias Fernandez, alias Dino Paris – tornava finalmente in libreria, dopo oltre settant’anni di oblio, un volumetto – piccolo piccolo, quasi un breviario da camera – intitolato Viterbo: prezioso affabile esempio di “racconto” critico con cui il medievista Pietro Egidi, sul principio degli anni ’10 del secolo scorso, aveva inteso omaggiare la storia delle origini e dell’apogeo della propria piccola patria.
Egidi storico viterbese sì (certo però che in pochi si azzarderebbero a ricondurne la figura a un qualche status di localismo, se non altro per l’indiscusso prestigio riconosciutogli dalla comunità scientifica del suo tempo).
Dal sapido ed efficace ritratto che di Egidi intese abbozzare il curatore di quella riedizione (Valentino Cecchetti) veniva fuori l’idea, bizzarra quanto intrigante, di un autore campione dello “storicismo liberale” da rileggere però in chiave di una “cultura fescennina e antiborghese” tutta locale e da ricollegare a quel certo “strabismo” – anch’esso tipicamente viterbese – eccentricamente in grado “di far coesistere la tradizione sabauda e il culto romantico dell’Italia di Carducci con il dogma dell’infallibilità papale, le etruscherie arcadico-rurali del Principe di Canino e l’ottava rima dei poeti popolani”.
D’altro canto, appena un anno prima, il critico letterario viterbese Massimo Onofri – convinto fautore del valore culturale-attuale per i lettori, viterbesi e non, del librino egidiano: al punto di volerlo ospitato in una delle collane da lui stesso diretta, dall’emblematica etichetta Antica Terra – proprio di Egidi, in un capitolo del suo divertente Gatti e Tignosi. Dizionarietto dei viterbesi degni, indegni, comunque memorandi, aveva licenziato siffatto giudizio: “Uomo, insomma, che potrebbe ben rappresentare l’utopia d’una borghesia colta e cordiale, dal vigile senso dello Stato, non prona alle lusinghe dei poteri, libera e intraprendente, munifica e prodiga di sé, che a Viterbo non sembra essere mai esistita”.
Parole lusinghiere, che lucidamente tratteggiano, insieme con il ritratto di uno scrittore punto-e-basta momentaneamente imprestato all’universo delle “cose” locali, l’implacabile diagnosi di un deficit culturale (e qui, spero vivamente, mi si perdonerà la bizzarria dell’aggettivazione) viterbicolo-cronico-tipico di sconcertante attualità.
Non so se Onofri e Cecchetti avessero ragione fino in fondo. So però che ancora oggi prendere in mano, sfogliare e leggere Viterbo può essere per noi lettori una esperienza bellissima, con tratti di meraviglia. Per tre motivi almeno.
Primo, perché Egidi è studioso e scrittore del tutto immune da quella liturgia per le Origini che invece è – e resta – ossessione tipica del “localista” di razza: e dunque sa narrare con mirabile capacità evocativa la nascita di una città (qui tocca alla nostra, ma potremmo essere altrove) come progressiva gestazione “organica”; come processo e metamorfosi di “biologia” sociale; come segno antropico nel e del paesaggio; come incessante trasformazione/riscrittura di un territorio in chiave economica per interventi e correttivi praticati dai popoli che lo abitino.
Secondo, perché Egidi non si perde mai nella folla (davvero impressionante) dei “fatti”, non si confonde mai nel brusio (a tratti davvero indecifrabile) degli eventi storici; egli invece lucidamente decide che – proprio come per il Calvino di una delle più belle Città invisibili, “Zaira dagli alti bastioni” – la storia di una città sta scritta nella rete dei suoi luoghi, nel “concerto” dei manufatti che ne affollano gli spazi. E che quindi scrivere la storia di una città può anche significare “semplicemente” raccontarne i monumenti e il tessuto urbanistico. E il lettore mi creda: c’è un passo, almeno uno, in Viterbo, ove Calvino sembra aver curiosamente riscritto – non so se proprio le stesse identiche “cose” – ma certo le stesse parole, gli stessi giri di frase già impegnati dal Nostro per una anacronistica quanto inattesa Viterbo-Zaira.
Quindi: terzo, perché Egidi sa scrivere, oltre e ancor più che come storico, con la leggerezza la precisione l’efficacia la bellezza di uno scrittore tout court. E questo, almeno per me, è già abbastanza.
Per tutte queste ragioni, lettore viterbese, ti aspetto domenica 26 aprile, alle 10.30, in piazza San Pellegrino. Ci sarà da divertirsi.
Antonello Ricci
Il prossimo appuntamento con “Una piazza, un libro” – Strade piazze monumenti di Viterbo nelle più belle pagine degli scrittori di storia locale raccontate e lette ad alta voce nei luoghi che le ispirarono – è fissato fin d’ora per domenica 10 maggio – alle 10.30 in piazza del Gesù. Itinerario: da piazza del Gesù a piazza della Morte (Viterbo sotterranea) passando per via dei Pellegrini e facendo tappa al lavatoio di ponte del Duomo. In compagnia di Cesare Pinzi, I principali monumenti di Viterbo, edizioni Sette Città 1993 (edizione originale: 1910).
