Viterbo – E’ fissato per giovedì pomeriggio il seguito dell’audizione dei magistrati viterbesi in commissione antimafia.
Il procuratore capo Alberto Pazienti e il pm Renzo Petroselli torneranno a Palazzo San Macuto per la vicenda di Attilio Manca, il medico siciliano 35enne trovato morto a Viterbo nel 2004.
Davanti alla commissione presieduta da Rosy Bindi, i magistrati viterbesi erano comparsi già a gennaio. Il titolare delle indagini è Petroselli. Ma proprio sulla gestione delle indagini i familiari del giovane urologo in servizio a Belcolle hanno sempre avuto da ridire, sostenendo che la procura non abbia mai sondato la cosiddetta “pista Provenzano”.
A loro dire, Manca sarebbe stato eliminato come testimone scomodo, dopo aver operato o almeno visitato il “capo dei capi” durante la sua latitanza.
In commissione, gli inquirenti di via Falcone e Borsellino hanno ribadito la loro posizione di sempre: Attilio Manca è morto per overdose. La perizia medico-legale ha evidenziato che la morte è avvenuta per un uso non eccessivo di eroina misto a tranquillanti. E l’analisi tricologica evidenzia un precedente uso di sostanze.
Ma per l’avvocato dei Manca Fabio Repici, oggi affiancato da Antonio Ingroia e che segue il caso Manca fin dalla prima ora, non c’è stato nessun esame tricologico, perché il referto non gli è mai arrivato.
I magistrati viterbesi sostengono con certezza che “Manca non fu ucciso su mandato di Provenzano”, per un’evidente carenza di prove. Per i familiari, invece, se c’è un dato che emerge con evidenza è che le prove non sono state cercate.

