Viterbo – Edifici d’epoca romana con discarica abusiva. Guaina, plastica, cessi e secchi di ferro arrugginito (fotocronaca – slide – video). È quanto accade al Quartuccio, comune di Viterbo, a una decina di chilometri dalla città dei Papi e a quattro, cinque al massimo, dalle Masse di San Sisto dove secoli fa i patrizi costruivano ville e impianti termali. In piena campagna e nella bellezza dei paesaggi, “monnezza” buttata all’interno di ambienti a volta di età romana.
Decine e decine di metri quadrati e sotto terra in una zona poco abitata che potrebbe far gola a chiunque volesse riempirli con rifiuti di ogni genere. Ambienti enormi e splendidi, completamente intatti, che allo sguardo lasciano senza fiato.
Un patrimonio archeologico in stato d’abbandono e preda anch’esso di scavi clandestini. Sono tre quelli che si contano strada facendo. Tutt’attorno resti di macine, una vasca, tracce di pavimentazione antica e murature in opus incertum e caementicium.
Lì accanto la Via Francigena, con le staccionate, le sue panche in legno per il riposo dei pellegrini e il cartello che racconta timidamente un’area dove sorge un casale semidistrutto, abitato fino a qualche decennio fa da braccianti “a podere” chiamati a coltivare la terra e a “guardare le bestie del padrone”, vacche e maiali che venivano poi messi a riposo proprio tra le volte di quelle stanze pensate forse per conservare grano e olive e dove oggi, in pieno abbandono, si va a scavare per trovare qualche reperto di valore oppure a scaricare spazzatura.
Il “Casale del Quartuccio” che, come segnalano le informazioni della Francigena, potrebbe essere stato “una torre di avvistamento per le incursioni dei Saraceni che, dalla costa tirrenica, si spingevano verso l’interno”.
A una manciata di metri e lungo il perimetro della zona, un cartello dice a chiare lettere: “Pericolo crolli”.
Ed è tutto vero, come è altrettanto vero che dentro l’abitazione, o “torre d’avvistamento”, non c’è rimasto più niente, nemmeno il cammino – di cui resta solo la sagoma – e il tetto del quale rimangano, in stato assolutamente precario, le travi, talvolta a penzoloni.
Per terra solo macerie, piante che vengono su dal pavimento e si addossano alle pareti mischiandosi a testimonianze di fasi romani e di età medievale. E sulla parete di fondo, infine, una scritta tracciata in rosso con la bomboletta. Si legge: “Hasta la victoria. Siempre!”. Roba da matti!
Daniele Camilli







