Viterbo – Conferenza pubblica su “La Sophia eterna di Henry Corbin e la civiltà in transizione. La questione della Sapienza nella crisi attuale dell’anima d’Europa”.
Il 2 maggio alle 17,30 all’Hotel Salus Terme Claudio Bonvecchio, ordinario di Filosofia della politica, Università dell’Insubria, Varese terrà una conferenza pubblica sul tema.
Bonvecchio è Direttore editoriale della collana della casa editrice Mimesis dove è uscito, nel 2014 il testo di H. Corbin, La Sophia eterna.
Si tratta della traduzione in italiano della recensione, entusiastica e di grande spessore scientifico, che Corbin pubblicò nel 1953, del testo di C. G. Jung, Risposta a Giobbe. Henry Corbin (1903-1978) è stato il più importante studioso dell’Islam del Novecento.
La sua ricerca, dedicata in particolare al sufismo e allo shi’ismo, rifiuta ogni netta separazione tra filosofia e spiritualità e si contraddistingue per l’articolata capacità di comparare le tradizioni orientali con quelle occidentali.
Il rilievo di questo evento lo si può cogliere da molteplici versanti. Innanzitutto, dalla necessità di interrogarsi sul contesto attuale della civiltà occidentale che, dopo le luci e le ombre del Novecento, sembra dibattersi in una transizione periodica e ricorrente, seppur con diversità di forme.
Un altro versante è il cosiddetto scontro di civiltà che rischia di nutrire una percezione negativa della straordinaria cultura dell’Islam. Un esito di questo tipo si può spiegare, anche, con il fatto che la cultura occidentale è come se avesse resecato, dalle sue radici, la questione della Sapienza. Relegandola, da un lato, al gruppo dei “sofiologi” russi indicati da H. Corbin, come P. Florenskij, M. Bulgakov e altri, e dall’altro, alla tradizione della Kabbalah ebraica. Tra questi, H. Corbin, annovera anche C. G. Jung, proprio per il suo notevole contributo su Risposta a Giobbe.
Ancora, come ha ricordato Pasquale Picone in un seminario all’Unitus, che si è svolto a Villa Lante il 2 dicembre scorso, le dimissioni di papa Ratzinger, in quanto esponente della “chiesa della profezia” che ha lottato contro la “chiesa del potere”, annunciate l’11 febbraio 2013, possono legarsi al suo essere il massimo esperto della filosofia di Bonaventura da Bagnoregio.
Nel senso che, secondo l’analisi ermeneutica e l’interpretazione di P. Picone, Ratzinger ha proposto alla chiesa un passaggio dal paradigma tomista al neoplatonismo di Bonaventura. Ma le forze conservatrici e retrive, che sono affiorate anche a contrastare papa Francesco, hanno bocciato in tronco quella proposta.
Inoltre, l’evento con il prof. Bonvecchio è legato a doppio filo con il patrimonio filosofico e culturale di Viterbo e della Terra di Tuscia. In primo luogo, le idee di Musonio Rufo e il neoplatonismo di Bonaventura da Bagnoregio, confluisco nella Filosofia ermetica di Egidio da Viterbo. Al punto che Viterbo può vantare un primato in questa particolare tradizione filosofica. Dove trova una sorta di chiusura di circolo virtuoso con il fatto che C. G. Jung è, di fatto, l’esito moderno della Filosofia ermetica.
L’evento del 2 maggio propone anche una carica di apertura oltre quegli schemi e tabù; damnatio memoriae e rimozioni; interessi dei poteri più o meno forti, che hanno determinato per troppo tempo una vera chiusura di orizzonti della cultura –e quindi dell’Anima collettiva, del Genius Loci-, delle nobilissime Città di Viterbo e della Terra di Tuscia.
