Magliano Romano – (s.m.) – Una “spedizione punitiva” premeditata.
Questo sarebbe stato il raid armato allo stadio di Magliano Romano, secondo la procura di Tivoli, che così lo descrive nell’avviso di conclusione delle indagini.
Le strade dei nove indagati viterbesi, militanti di estrema destra, potrebbero dividersi.
Le carte dell’inchiesta parlano di “giudizio immediato” per Ervin Di Maulo, Diego Gaglini, Edoardo Fanti e Jacopo Magnani, tutti ancora agli arresti domiciliari. Significa che, se il gip accogliesse la richiesta della procura, i quattro andrebbero a processo subito. Gli altri (Giovanni Lupidi, Leonardo Ercolani, Federico Miralli, Alessio Reinkardt e Roberto Spolverini), invece, seguiranno sicuramente la normale trafila dall’udienza preliminare in poi, salvo archiviazioni nel frattempo.
La “spedizione punitiva” risale al 16 novembre scorso. Partita di calcio Magliano Romano – Ardita San Paolo, campionato di terza categoria. Una ventina di persone irrompe sugli spalti; sono incappucciati e “armati di mazze di legno, spranghe di ferro e tubi in pvc”. Il bersaglio sono i tifosi dell’Ardita: in quattro finiscono al pronto soccorso con ferite gravi. E la partita è sospesa a metà del primo tempo.
I nove viterbesi sono gli unici fermati per il raid. Hanno dai 18 ai 32 anni; qualcuno incensurato, qualcun altro vecchia conoscenza delle forze dell’ordine. Vengono bloccati dai carabinieri di Civita Castellana dopo la sospensione del match. Per tutti scatta l’arresto, che tre giorni dopo diventa carcere per Gaglini, Di Maulo e Fanti, domiciliari per Magnani e remissione in libertà per gli altri.
L’accusa, per tutti, è lesioni gravi e porto di armi e oggetti atti a offendere.
I quattro tifosi in condizioni più serie hanno avuto prognosi dai dieci agli oltre quaranta giorni. In due sono tornati a casa con le braccia spezzate: sugli atti di indagine si parla di “frattura scomposta diafisi ulna destra” e “frattura scomposta terzo medio ulna destra”, trattate con “placche e viti”. Gli altri due hanno lasciato lo stadio con un trauma cranico e lesioni varie.
Per il pm Gabriele Iuzzolino, titolare del fascicolo, il raid sarebbe stato organizzato nei minimi dettagli: “con premeditazione” che, secondo gli inquirenti, è consistita in “preordinazione di decine di uomini, mezzi (quindici autovetture) e modalità di esecuzione”.
Solo Di Maulo risponde anche della violazione del Daspo che, dalla primavera del 2014, lo costringeva a stare lontano dai campi di calcio.
Entro i prossimi venti giorni, la difesa potrà chiedere interrogatori e depositare memorie.


