Viterbo – Tre anni e 750 euro di multa.
A tanto è stato condannato il 20enne che, nel 2005, provò a rapinare il proprietario di un’area di servizio a Viterbo.
Beccato dal rapinatore all’ora di chiusura, il titolare fu costretto ad aprire la portiera della macchina, minacciato con una pistola giocattolo e ferito con un coltellino. Tutto inutile, per il ladro: dentro la busta che riuscì ad arraffare in macchina non c’era l’incasso del distributore di benzina, ma solo un paio di pantaloni della figlia del proprietario da portare in tintoria.
Il presunto rapinatore fu rintracciato solo dopo sei anni, quando tornò in cella per scontare un residuo di pena: l’impronta digitale sulla busta dov’erano contenuti i pantaloni sembra essere del 20enne calabrese, nel frattempo diventato 30enne.
L’accusa aveva chiesto la condanna a tre anni. La difesa, l’assoluzione per non aver commesso il fatto, considerando le prove a carico dell’imputato per nulla schiaccianti o al di sopra di ogni ragionevole dubbio. Ma ad aprile, la sentenza salta: i giudici, rendendosi conto che mancava il verbale di acquisizione dell’impronta digitale, hanno voluto chiamare a testimoniare il poliziotto che l’aveva analizzata.
Ieri, l’ultima testimonianza e, alla fine, la condanna.
– Tenta rapina con pistola giocattolo
