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Trenta accuse prescritte, quel che resta del Cev

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L'ex sindaco Giancarlo Gabbianelli, imputato, con il suo avvocato Massimo Rao Camemi

L’ex sindaco Giancarlo Gabbianelli, imputato, con il suo avvocato Massimo Rao Camemi

I pm Paola Conti e Franco Pacifici

I pm Paola Conti e Franco Pacifici

Avvocati in aula per il processo Cev

Avvocati in aula per il processo Cev

Viterbo – Una valanga di accuse prescritte e sei capi di imputazione ancora in piedi.

E’ quel che resta del processo Cev. Ieri pomeriggio, il tribunale ha dichiarato ufficialmente morta la maggior parte delle accuse a carico dei 25 imputati per reati contro la pubblica amministrazione. La cornice è quella degli appalti affidati alla società partecipata del comune, Centro energia Viterbo (Cev) e risubappaltati a un selezionato consorzio di aziende.

Su trentasette capi di imputazione, ne sono stati dichiarati prescritti circa trenta, per lo più abusi d’ufficio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Il processo va avanti solo per i reati più recenti o più pesanti. Come l’associazione a delinquere, contestata all’ex sindaco di Viterbo Giancarlo Gabbianelli, all’ex city manager Armando Balducci e ad altri 14 imputati; la concussione di cui risponde l’ingegner Claudio Ciucciarelli e la turbativa d’asta per presunte gare d’appalto truccate risalenti al 2008, più qualche abuso d’ufficio non ancora ‘stagionato’ al punto giusto. 

Qui pro quo del tribunale su Gabbianelli: il suo avvocato, Massimo Rao Camemi, si è sfilato la toga e ha lasciato l’aula quando i giudici (presidente Maurizio Pacioni, a latere Eugenio Turco e Filippo Nisi) hanno annunciato la morte delle accuse più vecchie per tutti gli imputati. Gabbianelli compreso, nonostante la sua rinuncia alla prescrizione fin dal 2012, ribadita anche all’ultima udienza. Con un nuovo provvedimento hanno aggiustato il tiro: Gabbianelli resta l’unico imputato a prescrizione zero.

L’effetto della decisione del tribunale sarà la possibilità, per la procura, di chiamare a testimoniare gli ex imputati al processo. Ma, a quel punto, c’è da scommettere che le difese chiederanno a loro volta nuovi testimoni.

Ieri ne sono stati ascoltati tre: un dipendente del comune in pensione, un consulente e il cugino di un imputato. Il primo ha parlato solo ed esclusivamente di Balducci che, da un lato, “non aveva potere di controllo sulle società partecipate”, dall’altro, “veniva messo al corrente dei problemi economici del Cev”. Gli altri due sono stati citati dalla difesa di Moreno Marone, imprenditore imputato per turbativa d’asta, nell’ambito di una delle presunte gare pilotate del 2008, indette da Talete Spa. 

Il processo continua a giugno.


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