Viterbo – Alla fine è stata ascoltata in videoconferenza dal carcere Mammagialla di Viterbo.
Così è stata acquisita la testimonianza della 27enne polacca che, dieci anni fa, denunciò il convivente della madre per un tentativo di violenza sessuale.
L’uomo, oggi quarantenne, è originario di Santa Domingo. All’epoca, viveva a Vignanello con la ragazza (17enne) e la madre, sua compagna. Secondo la ragazza, l’imputato aveva cercato, in un’occasione di palpeggiarla. Per l’uomo era scattato l’arresto, ma subito dopo l’interrogatorio di garanzia era tornato in libertà e di nuovo a convivere con la madre della ragazza.
Di lei, invece, si persero le tracce per anni. Solo dopo lunghe ricerche tramite Interpol la giovane è stata ritrovata nel suo paese natale.
Nel frattempo è cresciuta e ha messo su famiglia, ma non ha dimenticato. Almeno non tutto: ieri mattina, in aula, ha risposto piangendo alle domande del pm Fabrizio Tucci e dell’avvocato dell’imputato Stefania Sensini. Molti dei suoi ricordi sono sfumati; per la maggior parte della sua audizione in videoconferenza – i giudici viterbesi dal carcere Mammagialla, più attrezzato del tribunale per questo tipo di deposizioni; lei sullo schermo, in Polonia, di fronte all’autorità giudiziaria locale – avrebbe parlato dei suoi rapporti conflittuali con l’allora convivente di sua madre.
E’ stata l’ultima udienza del processo. A giugno, la sentenza.
