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Altri 30 immigrati a Canino

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Mauro Pucci

Mauro Pucci 

Viterbo – Altri 30 immigrati a Canino.

Sono arrivati ieri per essere ospitati nel centro di accoglienza alle porte del paese. Alcuni di loro, da quanto si apprende, hanno anche provato a scappare, subito dopo il loro arrivo a Canino.

Il sindaco Mauro Pucci non nasconde la preoccupazione, ma soprattutto l’amarezza per come le cose stanno andando.

“Sono arrivati 30 immigrati – dice il sindaco – e li hanno portati al centro. Stiamo facendo di tutto per contenere questo fenomeno, e sono preoccupato perché, in Italia, c’è tanta confusione. Se prima, però, ero una voce isolata, vedo, adesso, che altri amministratori, a partire dai presidenti di certe regioni, come per esempio la Toscana, manifestano i miei stessi timori. Anche il sindacato dei prefetti si è rifiutato di andare all’incontro al Viminale.

Questo perché ci si rende conto che non è la soluzione, ma l’inizio di un problema che non si sa più come arginare. Sono incavolato perché giorno per giorno sto cercando di avere rassicurazioni, anche sui controlli, e continuo a essere contrario. Invece lo Stato è intenzionato a dare incentivi a chi è disposto a ospitare il maggior numero di profughi, una cosa senza senso. Spero vengano presto presi provvedimenti governativi per dire basta”.

In paese, nel frattempo, continua la protesta. “Si è creato un comitato cittadino che ha raccolto 1200 firme e giovedì faremo un consiglio comunale aperto per prendere atto della volontà dei cittadini. Canino ha già dato e il problema sociale rischia di aumentare. Noi, non lo vogliamo”.Finora sono arrivati una cinquantina di immigrati. “Ci stiamo attivando per la sicurezza della cittadinanza e stamattina ho incontrato il comandante dei carabinieri di Tuscania che mi ha assicurato di potenziare le unità di controllo sul territorio che passeranno da sette a nove. Loro hanno compreso il problema e cercano di affrontarlo con serietà e non con le chiacchiere. Per questo li ringrazio visto che sono solidali e condividono le nostre preoccupazioni. Almeno – conclude Pucci -, qualcuno ci ascolta”.


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