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“Anziane costrette a vivere tra cani, gatti ed escrementi”

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La caserma dei carabinieri di Vejano

La caserma dei carabinieri di Vejano

Vejano – Cani e gatti liberi di salire sui tavoli e di raggiungere il cibo conservato in cucina. Chiazze di urina animale sul pavimento. Odore nauseabondo di sporco e di chiuso ovunque.

In questo ambiente sarebbero state costrette a vivere due anziane, malate e bisognose di cure che, secondo l’accusa, avrebbero anche subito maltrattamenti da parte dei proprietari dell’abitazione gestita come una di casa di riposo, senza però alcuna autorizzazione.

L’agghiacciante scoperta è stata fatta dai carabinieri di Vejano e dai colleghi di Oriolo Romano, poco più di un mese fa, dopo la segnalazione di un’anziana ospite che aveva giù più volte manifestato la voglia di andarsene di lì.

Dopo il blitz dei militari dell’Arma tre persone, una coppia di coniugi più un altro uomo, di 74, 77 e 63 anni, sono finite prima agli arresti domiciliari e ora in tribunale di fronte al giudice Eugenio Turco per rispondere di maltrattamenti, lesioni aggravate e abbandono di incapaci. Tutti e tre sono difesi dal legale Massimo Boni.

Le indagini erano partite il 19 marzo. Dal 20 i carabinieri hanno iniziato a tenere d’occhio l’abitazione con degli appostamenti giornalieri mirati. Poi, il 1 aprile, è scattato il blitz vero e proprio.

“Si sentivano delle urla che provenivano dalla sala da pranzo – racconta Santo Catanzariti, comandante dei carabinieri di Vejano – e abbiamo deciso che era il momento di entrare. I proprietari e l’altra persona inveivano contro un’anziana e volevamo vederci chiaro”.

Incredibile lo spettacolo che si sono trovati di fronte appena arrivati all’interno.

“C’erano gatti e cani ovunque – continua il maresciallo -. Sia dentro che fuori l’abitazione: sul divano, sulle sedie, sul tavolo della cucina. Sui pavimenti erano ben visibili macchie di escrementi animali e l’odore di tutti gli ambienti era insopportabile. In sala da pranzo, nel bel mezzo di questa situazione disastrosa, c’era un’anziana, bloccata su una sedia a rotelle e in stato confusionale”.

All’intervento ha partecipato anche il maresciallo Alessandro Bitti, comandante della vicina stazione di Oriolo Romano.

“La signora stava con la faccia rivolta verso il muro – aggiunge Bitti -, mentre gli animali giravano ovunque e potevano raggiungere con facilità anche gli alimenti, che poi sicuramente saranno stati gli stessi che finivano nei piatti delle persone. Da quello che so le ospiti pagavano 800 euro al mese, ma la casa di cura non era registrata né autorizzata da nessuno. La Asl non ci aveva mai messo piede”.

Pagamento confermato anche dal figlio della signora trovata in quello stato dai carabinieri.

“Non avevo un ottimo rapporto con mia madre – dice al giudice -, quindi so soltanto che aveva deciso da sola di andarci, credo intorno alla fine del 2006. Io la andavo a trovare qualche volta l’anno, ma so per certo che la retta era di 800 euro al mese per tredici mensilità. Dopo l’intervento dei militari le ho fatto fare un check up completo e ci siamo accorti che aveva piedi sporchissimi, forse mai lavati, e pieni di piaghe”.

Difficile capire se la signora fosse consapevole o meno dello stato in cui si trovava. “A volte si lamentava, altre no – racconta il figlio -. Ha la demenza senile e non è facile capire se quello che dice sia dettato dalla malattia o meno”.

Chi si lamentava senza mezzi termini era, invece, l’altra anziana che aveva vissuto lì per alcuni mesi. La stessa dalla quale partì la segnalazione ai carabinieri.

“Ci telefonava almeno sei o sette volte al giorno – spiega un signore che ha poi accolto in casa la donna da cui partì la segnalazione – perché voleva che la portassimo via da lì. Strillava e diceva che non voleva più starci”.

Ma stando ad altre persone, conoscenti dell’anziana, i problemi pare non fossero così gravi.

“La conosco perché siamo entrambe buddhiste – racconta una sua amica – e ci siamo frequentate anche all’interno di quella abitazione. Ricordo che si lamentava della troppa differenza culturale tra lei e la padrona di casa, del fatto che non poteva parlarci delle sue passioni e della paura della morte che la affliggeva. Si sentiva sola e una sola volta ha detto di essere stata aggredita verbalmente, ma nulla di più”.

Niente di strano nemmeno per il vicino di casa della struttura. “Conosco i gestori da circa un anno – spiega -. Vado a prenderci le uova perché hanno le galline. Non li frequento in maniera approfondita, ma ho parlato alcune volte con entrambe le anziane che erano ospitate nella casa. Avevano problemi di deambulazione e di salute, ma non ho mai sentito urla né lamentele di maltrattamenti”.

Il processo prosegue a dicembre con l’ascolto di altri testimoni, tra cui il medico intervenuto subito dopo il blitz dei carabinieri. Intanto il giudice Turco ha accolto l’istanza di scarcerazione dai domiciliari degli imputati, avanzata dall’avvocato Massimo Boni al termine dell’udienza.

Francesca Buzzi


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