Viterbo – Domenica 31 maggio ultimo appuntamento del mese con le letture en plein air nel cuore del centro storico di Viterbo all’interno di Lego lab, manifestazione inserita fra le vincitrici del bando Io leggo promosso dalla regione Lazio per incoraggiare fra i cittadini la pratica della lettura.
Una piazza, un libro: questo il titolo degli appuntamenti nel corso dei quali strade, piazze e monumenti viterbesi che affollano le più belle pagine degli scrittori di storia locale sono raccontate e rilette ad alta voce nei luoghi che le ispirarono. Una narrazione pubblica di Antonello Ricci accompagnata da letture di Pietro Benedetti e percussioni di Roberto Pecci.
Il prossimo appuntamento è fissato per domenica alle 10,30 in piazza San Lorenzo. Dopo aver fatto tappa sul sagrato della chiesa omonima e sulle scale di palazzo Papale, il gruppo varcherà il ponte che congiunge la mitica Arbanum alla città moderna in carne e ossa, per poi raggiungere, come di consueto, piazza della Morte.
Ospite del giorno sarà Francesco Orioli con Viterbo e il suo territorio. Archeologiche ricerche, edizioni sette città 1997 (edizione originale 1849).
L’iniziativa si concluderà con una degustazione di prodotti tipici nei locali della Viterbo Sotterranea. La quota di partecipazione è 5 euro e il ticket va preliminarmente acquistato nella Viterbo Sotterranea (piazza della Morte). Per informazioni è possibile scrivere a legolabviterbo@gmail.com oppure chiamare il numero 0761220851.
Viterbo e il suo territorio. Archeologiche ricerche, è una narrazione scientifica ad ampio spettro divulgativo che aveva visto la luce sul romano Giornale arcadico nel 1849: anno del Signore che la dice lunga su umori e passioni, dedizioni e risentimenti che ne intorbidano tutto il sotto-testo nonché, in più di passaggio, il testo stesso.
Sul principio della sua introduzione Barbini emblematicamente annota: “Quando questo suo lavoro viene dato alle stampe, Francesco Orioli è da poco giunto alla conclusione del periodo più avventuroso e drammatico della sua vita”.
Con Viterbo e il suo territorio Orioli avoca a sé il compito di emancipare definitivamente la ricerca archeologica dalla fantasiosa eredità del magistero di Annio da Viterbo. E ben vi riesce, ancorando saldamente teoria e prassi all’indagine sul campo, alla scrupolosa raccolta dei dati, allo scrutinio filologico incrociato di documenti e monumenti.
Ma quando anche lui parte per la tangente e comincia a scavare sul fondo oscuro di certi nomi, è un lapsus immenso. A prendere campo infatti è il demone della rêverie, della fantasticheria poetica, dell’immaginazione letteraria. Segno che anche questa volta Massimo Onofri ci aveva visto lungo, adombrando il “sospetto che questo libro abbia avuto per suo punto di partenza come una seduzione del cuore, una qualche favolosa idea di Viterbo che l’Orioli fanciullo si formò tra antiche letture, ataviche consuetudini e ricordi locali. Un’idea, un vagheggiamento che, forse, ancora ci appartengono”.

