Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il 6 e il 7 maggio, in occasione delle prove Invalsi, molte aule delle scuole primarie di Viterbo e provincia, sono rimaste semivuote.
Tanti sono stati i genitori che hanno aderito alla protesta contro la riforma della scuola elaborata dal governo Renzi, dimostrando la loro indignazione e sostenendo i docenti nella contrapposizione a quell’idea di “Buona scuola” che rischia di creare un’offerta formativa non inclusiva e democratica ma condizionata da forti disuguaglianze.
I genitori che hanno tenuto a casa i loro bambini, hanno voluto difendere l’idea dell’alleanza tra scuola e famiglia, garanzia del successo formativo del bambino, contro un modello verticistico-piramidale della scuola che taglia fuori l’utenza, attraverso lo svuotamento dei compiti degli organi collegiali, tra i quali i consigli d’istituto.
La protesta dei genitori non appartiene a nessun orientamento politico, ma è la protesta di chi intende lottare per garantire una buona scuola pubblica. Da anni si accetta la pratica dei test standardizzati a risposta multipla che esclude gli alunni in difficoltà e non rispetta le tappe dello sviluppo cognitivo.
Pertanto molti genitori hanno scelto di non sottoporre i figli ai test Invalsi. Crediamo in una scuola in cui tutte le parti – dirigenti, docenti, alunni e famiglie – siano componenti attive che concorrono alla formazione delle nuove generazioni.
Il modello educativo-didattico prospettato dalla riforma, ci appare dettato da logiche di mercato e di risparmio piuttosto che dall’effettiva necessità di migliorare il livello d’istruzione nel nostro Paese.
Un gruppo di docenti e di genitori che sostengono la “Vera buona scuola”
