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Castel d’Asso, ponte malconcio e strana schiuma nell’Urcionio

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Viterbo - Castel D'Asso - I rifiuti nel fiume Urcionio

Viterbo – Castel D’Asso – I rifiuti nel fiume Urcionio

Viterbo - Castel D'Asso - La schiuma nel fiume Urcionio

Viterbo – Castel D’Asso – La schiuma nel fiume Urcionio

Viterbo - Castel D'Asso - Il ponte rotto sul fiume Urcionio

Viterbo – Castel D’Asso – Il ponte rotto sul fiume Urcionio

Viterbo - Castel D'Asso - I vecchi cartelli della necropoli etrusca

Viterbo – Castel D’Asso – I vecchi cartelli della necropoli etrusca

Viterbo - Castel D'Asso - Assi di legno abbandonate vicino alla necropoli etrsuca

Viterbo – Castel D’Asso – Assi di legno abbandonate vicino alla necropoli etrsuca

Viterbo – Strani scarichi nel fiume Urcionio e un ponte che non se la passa affatto bene.

Il tutto a Castel d’Asso a Viterbo, necropoli etrusca del IV secolo a.C. a pochi chilometri di distanza dalla città dei papi (fotogallery slide – video).

Erba, rovi e sepolture dove chiunque può entrare e fare un po’ come gli pare. Per non parlare poi della cartellonistica, semplicemente d’anteguerra. Tombe etrusche che se ne stanno lì come un “eroe nel vento”.

La necropoli “poverina”, come quelle persone che ispirano un’empatia cosciente e serena a cavallo tra pena e incredulità per la condizione che stanno vivendo e nei confronti della quale poco si può fare, se non provare pietà e compassione. Quasi fosse una resa di fronte all’evidenza.

Tuttavia, tutto normale e ampiamente risaputo. Tutto, tranne quella schiuma bianca con tanto di “bolle” al seguito che somigliano a quelle dei detersivi che si formano quando si apre la lavatrice e l’acqua finisce sul pavimento di casa. Simili a quelle che abbiamo notato galleggiare in tutta tranquillità sull’Urcionio, nel tratto che scorre tra la torre quadrata residuo del castello medievale, l’ingresso dell’antica città di Axia e la Tomba grande.

Lungo le sponde anche un pneumatico malconcio e qualche cianfrusaglia di difficile identificazione a ridosso di una piccola cascata che attira inevitabilmente l’attenzione del turista, o passante che dir si voglia. Non ci facciamo mancare nulla.

Ad attraversare il tratto di fiume, un piccolo ponte. Una sessantina di passi, da un capo all’altro. Sotto, un salto di 5-6 metri almeno. Solo che tra il ponte e il vuoto, le tavolette di legno su cui poggiare i piedi lasciano un po’ a desiderare.

Qualcuna è compromessa, qualcun’altra completamente andata. Fatto sta che la guida che ci ha accompagnato – tra reperti archeologici, splendidi paesaggi rurali e un ambiente che si presume incontaminato – ci ha più volte raccomandato di camminare in corrispondenza dell’asse centrale. Ben più sicuro del legno. “Scherzavo!”, c’ha detto al termine della passeggiata. E, soprattutto, una volta attraversato il ponte.

Infine qualche domanda di rito. Che cos’è quella schiuma comparsa domenica scorsa sull’Urcionio a Castel d’Asso? Di cosa si tratta? Il ponte che attraversa il fiume può considerarsi in sicurezza?

Ai posteri l’ardua sentenza? Speriamo di no.

Daniele Camilli


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