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Chiedevano il pizzo nella Tuscia, Casamonica a processo

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Claudio Casamonica

Claudio Casamonica

Johnny Casamonica

Johnny Casamonica

Viterbo – Estorsione e usura, rinviato a giudizio il capoclan dei Casamonica.

Inizierà a novembre il processo a Consiglio Di Guglielmi, meglio noto come Claudio Casamonica, 62 anni, boss dell’omonimo clan.

Il gup del tribunale di Viterbo Salvatore Fanti lo ha rinviato a giudizio insieme al figlio Sabatino Di Guglielmi, alias Jonny Casamonica, al viterbese Raffaele Polleggioni e a Adolfo Perazzoni di Civita Castellana.

Il capoclan finì in arresto nel febbraio 2008, nel blitz congiunto di carabinieri di Viterbo, finanza e polizia locale di Roma: era l’operazione “Fire”. Le indagini, partite nell’estate 2007, svelarono gli interessi del clan romano nella Tuscia, ricostruendo quattro casi di estorsione e uno di usura. 25 le perquisizioni domiciliari, per un totale di 250 uomini impegnati.

Il clan cercava di intimidire aziende viterbesi con chiare minacce: taniche di benzina furono piazzate ai cancelli della concessionaria “Lem”, della ditta “Centro gomme viterbesi” e dell’azienda ittica “Agrifish”, a titolo di avvertimento, nel caso avessero rifiutato di pagare il pizzo.

Per Claudio Casamonica scattarono le manette. Mentre i due viterbesi e i figli del boss furono denunciati.

Secondo l’inchiesta dei pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci, la regia dell’attività criminale era del capoclan, che avrebbe tentato, con gli altri complici, di infiltrarsi nel tessuto economico viterbese. Tentativo stroncato sul nascere.

A Roma, si intervenne soprattutto nel noto quartiere “€œMorena”€ nella zona Romanina, dove interi isolati sono abitati da appartenenti alla famiglia Casamonica. Per stanare il boss, vista la sua pericolosità, gli investigatori usarono uno stratagemma: finsero una fuga di gas e fecero arrivare i vigili del fuoco per sgomberare le case. Una volta fuori, Casamonica è stato arrestato e portato in carcere.

Il processo inizierà a novembre. A difendere il capoclan, gli avvocati Fausto Barili e Mario Giraldi, che cercheranno di smontare il quadro accusatorio, dimostrando che non c’è stata estorsione e che tutt’al più, si può parlare di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.


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