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Costretta a volare in Spagna per divorziare

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Viterbo vista dalla rocca Albornoz - Piazza della Rocca

Viterbo

Viterbo – Costretta a volare in Spagna per divorziare dal marito. Se non lo fa entro venti giorni, perderà ogni diritto agli assegni di mantenimento per lei e il figlio.

Una storia di casa nostra, per quanto la richiesta di divorzio arrivi da lontano. La coppia abitava in provincia di Viterbo quando andava ancora d’amore e d’accordo e viveva sotto lo stesso tetto. A matrimonio finito, lui si trasferisce per lavoro in Spagna e lì resta, dopo aver completato la separazione in Italia. 

Giorni fa, la doccia fredda. Il marito vuole il divorzio. E non è tanto questo a impensierire l’ex moglie, quanto il fatto di doversi recare in fretta e furia in Spagna, trovare un notaio, un avvocato del posto, far tradurre tutti gli incartamenti e affrontare tutti gli ostacoli di una procedura diversa, in una lingua che non è l’italiano.

L’alternativa sarebbe non presentarsi in terra straniera. Ma a quel punto, la donna non avrebbe più un euro dall’ex marito al quale, del resto, la legge consente di divorziare dall’estero. “Secondo la convenzione dell’Aia, lui ne ha tutto il diritto – spiega l’avvocato della donna, Floro Sinatora -. Il problema è che la signora è stata praticamente messa con le spalle al muro: se non andrà in Spagna, la conseguenza sarà la perdita di ogni diritto, con cambiamenti drastici sulla sua vita e su quella del figlio, che vive con la madre. Non andare in Spagna significherebbe perdere l’assegno di mantenimento mensile per lei e il figlio e anche la revoca della casa in cui tuttora vivono”.

Teoricamente sarebbe anche potuta andare in modo diverso: è stato il marito a dettare certe condizioni. Ed ecco perché non partire, per la donna, sarebbe stato l’equivalente di subire una pronuncia totalmente a favore dell’ex e a discapito suo.

“Questa procedura è attuata in vari stati europei, spesso proprio per far venir meno i diritti della moglie al mantenimento – continua l’avvocato Sinatora -. Bisogna affrontare una serie di spese tra viaggio, pernotto, ricerca dell’avvocato spagnolo e del notaio, traduzione degli atti. Con tutte le difficoltà collegate al fatto di non trovarsi nel proprio paese e di non poter interloquire nella propria lingua madre”. Insomma, un concentrato di burocrazia e intralci linguistici che pone (appositamente) non pochi problemi in soli venti giorni. Quindi, un’alta percentuale di rinunce da parte del coniuge che riceve la richiesta. 

La giustizia sa essere veloce quando vuole. La signora cercherà di esserlo altrettanto, volando in Spagna la prossima settimana col suo avvocato: è l’unica strada per non darla vinta a un marito pronto a godersi tutti i vantaggi di un divorzio “a senso unico”.


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