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Una tracheotomia per un dente cariato…

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Il pronto soccorso

Il pronto soccorso

Civita Castellana – Da un dente cariato alla tracheotomia.

Non si aspettava di certo di finire intubata in ospedale una trentenne di Civita Castellana che, cinque anni fa, si era rivolta a uno studio dentistico della zona per una banale estrazione.

Nient’altro che una carie, eppure ha rischiato grosso. Già dal giorno stesso del piccolo intervento, all’ambulatorio dentistico di Civita, la bocca aveva iniziato a gonfiarsi e le era venuta la febbre. 

“Tutto normale, non si preoccupi, è la prassi”, si sente dire per più di una settimana. Con il dentista che le sconsiglia di andare in ospedale, perché lì avrebbero tagliato, intervenendo in modo invasivo. Se avesse seguito il consiglio, probabilmente, la signora non sarebbe qui a parlarne, al processo per lesioni al dentista.

“Ho passato un inferno – racconta, fazzolettino in mano per raccogliere le lacrime che ogni tanto le scendono -. Ho iniziato con dolore, gonfiore e febbre che, giorno dopo giorno, diventava sempre più alta, fino ad arrivare a sentire un terribile odore in bocca, per via dell’infezione. Gli ultimi giorni non riuscivo a respirare, non parlavo, svenivo, sputavo sangue e mi alimentavo tramite flebo”.

“Stia tranquilla, è la prassi” diventa un mantra che, dopo un po’, sortisce l’effetto contrario: la giovane donna comincia a innervosirsi. Contatta il medico di base che, preoccupato, le prescrive cortisone in endovena. 

Toglie il dente il 18 gennaio 2010. Il 26 va in ospedale: i medici di Terni sono costretti a farle una tracheotomia per combattere contro quella gravissima infezione. Lei, da quel giorno, non è più lei, tra conseguenze estetiche, visite specialistiche, una tosse permanente, fisioterapia e sedute dallo psicologo, per cercare di accettare un dramma piovutole addosso dal nulla.

Al processo contro il dentista si è costituita parte civile, tramite l’avvocato Sergio Racioppa. Ieri, in tribunale, hanno parlato lei e due parenti, che hanno assistito al suo breve ma intenso calvario. “Stava morendo, non abbiamo potuto far altro che portarla all’ospedale”, ha detto la sorella al giudice. 

Altri testimoni parleranno a dicembre.

Stefania Moretti


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