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Il Focarone per far rinascere il quartiere

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Viterbo - Il Focarone in piazza Santa Maria Nuova

Viterbo – Il Focarone in piazza Santa Maria Nuova

Viterbo - Il Focarone in piazza Santa Maria Nuova

Viterbo – Il Focarone in piazza Santa Maria Nuova

Viterbo - Il Focarone in piazza Santa Maria Nuova

Viterbo – Il Focarone in piazza Santa Maria Nuova

Viterbo - Il Focarone in piazza Santa Maria Nuova

Viterbo – Il Focarone in piazza Santa Maria Nuova

Viterbo - Il Focarone in piazza Santa Maria Nuova

Viterbo – Il Focarone in piazza Santa Maria Nuova

Viterbo - Il Focarone in piazza Santa Maria Nuova

Viterbo – Il Focarone in piazza Santa Maria Nuova

Viterbo - Il Focarone in piazza Santa Maria Nuova

Viterbo – Il Focarone in piazza Santa Maria Nuova

Viterbo - Il Focarone in piazza Santa Maria Nuova

Viterbo – Il Focarone in piazza Santa Maria Nuova

Alessandra Cortese

Alessandra Cortese

Don Mario Brizzi

Don Mario Brizzi

Franco Chiaravalli

Franco Chiaravalli

Viterbo - Il Focarone in piazza Santa Maria Nuova

Viterbo – Il Focarone in piazza Santa Maria Nuova

Viterbo – Pochi ma buoni, ed è solo il secondo anno.

Il “Focarone” di piazza Santa Maria Nuova a Viterbo organizzato dalla parrocchia di don Mario Brizi e il comitato del Ss Salvatore, con l’aiuto della confraternita del Gonfalone. Sabato scorso, per celebrare l’ascensione dopo la resurrezione.

Per dar forza e fiato a quella zona di centro storico compresa tra la splendida chiesa trecentesca col Trittico rivenuto da due “bifolchi” in zona Bagni nel 1283 e via Cardinal La Fontaine. Sul fianco sinistro della chiesa il chiostro longobardo.

A pochi passi dalla movida di via San Lorenzo e al confine con il quartiere San Pellegrino che Bruno Zevi definì “convincente e sanguigno, imprevedibile e non pianificato ma sempre pertinente”, un linguaggio che “risponde ad un’aspirazione di libertà popolare e democrazia, stimolante anche nel terzo millennio”.

Un pezzo di città incastrato tra pub, ristoranti e pizzerie dove i viterbesi cominciano a scarseggiare, le poche attività artigianali rimaste rischiano di chiudere e da ottobre a giugno – durante la settimana, la sera – non trovi nessuno per strada.

Venerare il Salvatore e celebrare le festività cristiane, ma aiutare anche “a far rinascere il centro storico – ha chiarito subito don Mario Brizi – valorizzandone le tradizioni, la storia, la cultura popolare, riscoprendo inoltre le antiche arti e mestieri”.

Una piccola catasta di frasche e legna che alimentano la fiamma in piazza. Poi è la volta di sedie e cartone lanciate in mezzo al fuoco.

“Per scaramanzia – dice Alessandra Cortese del comitato del Ss Salvatore – perché sia di buon auspicio”.

Tutt’attorno gli abitanti del quartiere, la Confraternita al completo e qualche bambino a correre e a conciliarsi il sonno, complice il calore. In attesa della giuncata, formaggio conosciuto fin dal medioevo, che ha chiuso la serata. Al termine di un percorso – iniziato appena due anni fa – che ha già visto 4 giorni di festa tra il 7 e il 10 maggio col picco della processione del santissimo Salvatore di circa una settimana fa. Una delle più antiche manifestazioni religiose di Viterbo citata negli statuti cittadini della prima metà del XIV secolo.

L’altra faccia di una medaglia che sa tenere insieme spirituale e laico, valorizzazione storica del quartiere – don Mario Brizi è anche autore di una pubblicazione sulla chiesa di S. Maria Nuova –riscoperta delle tradizioni e recupero delle attività artigianali. In embrione, rilancio economico e turistico in sinergia – se mai sarà – con la ristorazione presente in zona. “Un gesto semplice, ma carico di fede”, come sta scritto nel depliant con il programma dei festeggiamenti organizzati da parrocchia e comitato.

Infine, il simbolo della serata. Una bambina di tre anni che si avvicina a un adulto e chiede: “Quanti anni hai?”. “Tu invece?”, risponde l’adulto piegandosi sulle ginocchia per vederla meglio in viso, a tal punto che da quel momento in poi spettava a lei guardarlo dall’alto verso il basso. “Io? Quasi quattro”. “Anche io”, prendendola in giro. La bambina allora gli si avvicina, lo guarda fisso negli occhi e gli dà una zuccatina in fronte dicendogli, severa: “Vedi, sono più alta di te!”. E non le si poteva dare torto. Come a Davide, quando mise in ginocchio Golia.

Daniele Camilli


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