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“La giovane vita di Roberto è un esempio per tutti”

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Fabrica di Roma - I funerali di Roberto Panichelli

Fabrica di Roma – I funerali di Roberto Panichelli 

Roberto Panichelli, il 21enne morto nello schianto in via Santa Maria in Gradi

Roberto Panichelli, il 21enne morto nello schianto in via Santa Maria in Gradi 

Fabrica di Roma - I funerali di Roberto Panichelli

Fabrica di Roma – I funerali di Roberto Panichelli 

Fabrica di Roma - I funerali di Roberto Panichelli

Fabrica di Roma – I funerali di Roberto Panichelli 

Fabrica di Roma - I funerali di Roberto Panichelli

Fabrica di Roma – I funerali di Roberto Panichelli 

Fabrica di Roma - I funerali di Roberto Panichelli

Fabrica di Roma – I funerali di Roberto Panichelli 

Fabrica di Roma - I funerali di Roberto Panichelli

Fabrica di Roma – I funerali di Roberto Panichelli 

Fabrica di Roma - I funerali di Roberto Panichelli

Fabrica di Roma – I funerali di Roberto Panichelli 

Fabrica di Roma - I funerali di Roberto Panichelli

Fabrica di Roma – I funerali di Roberto Panichelli 

Fabrica di Roma – “La giovane vita di Roberto è un esempio per tutti” (fotocronacaslide – video).

Oggi a Fabrica di Roma gli sguardi erano profondamente tristi. Bassi. Spenti. Spenti come la luce del sole offuscata dalle nuvole.

La chiesa del Duomo era piena. L’intera comunità ha partecipato al funerale al Duomo di Fabrica di Roma di Roberto Panichelli, il 21enne che ha tragicamente perso la vita nell’incidente della mattina del primo maggio a Viterbo (fotocronaca – slide – video).

Rientrava da una serata con gli amici quando la macchina, su cui viaggiava, è andata a sbattere violentemente contro un albero. Per lui non c’è stato nulla da fare.

C’era tanta gente, nei banchi, nelle navate. Anche in quella centrale. Prima dell’inizio della messa ha salutato Roberto, anche Alessio Magrini, uno dei ragazzi ferito nell’incidente. Accompagnato sulla carrozzella e con un braccio ingessato, ha accarezzato la bara con un bacio.

La bara di Roberto, ai piedi dell’altare, era circondata di fiori. E sopra c’erano i simboli delle sue passioni: le sciarpe della Roma e il cappello piumato dei bersaglieri. Roberto, infatti, da qualche mese era entrato a far parte della fanfara.

A officiare la messa don  Chicco e don Silvano.

“La tragedia che ci ha colpito – ha detto don Chicco – ci lascia muti. Senza parole. Chiusi nel dolore. Un dolore che, forse, neanche il tempo riuscirà a cancellare dalla nostra esistenza. Faccio appello alla parola di Dio che deve illuminare la nostra mente e aprire la nostra sapienza per comprendere questi grandi misteri che ci sembrano contro la logica della vita. La vecchiaia, secondo la parola di Dio, non si misura con l’età. Nella sua vita terrena. E Roberto lo dimostra, perché, anche se per poco, ha vissuto intensamente e le realtà di cui faceva parte e che ora sono qui per manifestare la vicinanza alla famiglia, ce lo fanno capire.

Una presenza, questa, che durerà nel tempo. Per sorreggerci e consolarci. Senza giudizi, ma nell’amore di appartenere a una comunità che ci identifica”.

Poi un messaggio di speranza. “Stamattina il cielo mi ha fatto pensare all’arrivo della primavera che viene da un periodo, l’inverno, buio perché le giornate sono buie e in cui la vegetazione è ferma.

Poi un giorno ci si alza e tutti germoglia. Un’immagine che deve aiutarci ad andare avanti.  Per un futuro migliore. Alziamo i nostri occhi che ora sono fissi sulla bara. Rivolgiamoli al cielo per intravedere la luce  in cui, ora, Roberto si trova e da dove continuerà ad amare e a donare sé stesso in un modo diverso. Apriamo il cuore al Signore per rischiarare le tenebre e le incomprensioni della nostra vita che ci rendono immobili”.

Infine il sacerdote si è rivolto ai genitori, Massimo e Adriana, leggendo un brano di sant’Agostino. “Roberto era un ragazzo positivo e propositivo. Lascia un esempio e una testimonianza nella saggezza che sapeva comprendere, portare un segreto o spendersi per gli altri. Qualcosa che spetterebbe a una persona adulta e che invece faceva parte di un ragazzo così giovane. Alziamo il cielo e proviamo a scorgere il suo volto gioioso e sereno. Facciamo tesoro del suo ricordo per far sì che non si perda. Ci servirà per rendere migliore la nostra comunità. Roberto ci ha regalato tutto questo. Un’amicizia che non sapeva mentire. Leale e non di circostanza. Adriana e Massimo – ha concluso il sacerdote leggendo il messaggio – “se mi amate, non piangerete. Roberto avrebbe voluto così”. Don Chicco ha poi dato il brano nelle mani de genitori con una carezza per entrambi.

Anche i bersaglieri che, durante la messa, prima della benedizione, hanno suonato con la tromba l’Ave Maria, hanno voluto ricordarlo.

“Roberto – ha detto un bersagliere dall’altare – è stato notato subito il suo amore per la musica e la sua grande voglia di suonare. Si era trovato subito a proprio agio, inserendosi nell’organico della fanfara come se per lui fosse una cosa usuale e sempre fatta.

Anche se il suo contributo alla fanfara di Viterbo è stato breve e interrotto in modo inaspettato e molto tragico, noi vogliamo ricordare Roberto così, con la divisa militare che indossiamo nelle uscite e il cappello piumato in testa che è il nostro simbolo e il nostro orgoglio”.

Subito dopo il loro particolare saluto. Il nome di Roberto è stato pronunciato ad alta voce e i bersaglieri in coro hanno risposto “Presente!”. Poi: “Per Roberto Panichelli” e ancora in coro “Urrà, urrà, urrà!”.

Alla cerimonia c’erano anche i confratelli dei santi Matteo e Giustino, di cui fa parte il padre di Roberto, e la giunta comunale.

All’uscita della bara, una nuvola di palloncini gialli e rossi ha salutato Roberto. Sullo sfondo della piazza, uni striscione, firmato dagli amici, con scritto “Roby sempre con noi“.

La bara è stata portata dai confratelli di san Matteo er san Giustino che l’hanno accompagnata a spalla nel suo ultimo viaggio.


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