Viterbo – (g.f.) – Mauro Mazzola o Fabio Bartolacci, stamani il verdetto.
Dalle 8.30 lo scrutinio per le elezioni provinciali.
Ieri fino alle 20 le operazioni di voto. Su 719 elettori, al seggio a palazzo Gentili ieri si sono recati in 629, l’87,2 per cento degli aventi diritto.
Mancherebbero all’appello una ventina di consiglieri di centri più grandi. Per effetto del voto ponderato, assenze pesanti.
Dal comune di Viterbo hanno risposto tutti, tranne Chiara Frontini e Gianluca De Dominicis, che avevano già fatto presente di non voler partecipare alla competizione.
L’ultimo del capoluogo a entrare nel seggio è stato il sindaco Leonardo Michelini, intorno alle 19.50.
E’anche l’ultimo a votare. Perché passate le 20 arriva un consigliere di Gallese, ma non viene fatto entrare all’interno di palazzo Gentili. Seggio chiuso.
Durante la giornata, si è visto molto centrosinistra, spesso a gruppi.
Centrodestra più defilato, a parte Fratelli d’Italia, i cui rappresentanti hanno presidiato via Saffi e a quanto pare, praticamente i circa quaranta votanti si siano quasi tutti recati alle urne, tranne tre. Pure Luigi Maria Buzzi ha votato dal seggio volante all’ospedale di Belcolle.
La vittoria di Mazzola non sembra essere in discussione. Si tratta di capire con quale percentuale. I più ottimisti arrivano a pronosticare anche il settanta per cento.
La suspance, ma solo fino a un certo punto, è riservata all’altra votazione, quella dei consiglieri provinciali.
Su dodici, al Pd c’è chi arriva a stimare sei rappresentanti, due alla lista civica e quattro al Centrodestra unito.
Ma la civica d’appoggio a Mazzola per qualcuno potrebbe anche ottenere tre rappresentanti, con il Pd fermo a cinque, quindi tre alla lista Centrodestra unito e un consigliere scatterebbe per Le ali della libertà.
La domenica di voto a palazzo Gentili è andata avanti due velocità: la mattina fila e lunga attesa per consiglieri e sindaci, il pomeriggio votanti arrivati alla spicciolata.
Con un fuoriprogramma. Un consigliere comunale è entrato nella sala conferenze, dove è stato allestito il seggio, mostrando un cartello e inveendo contro la politica. Solo che anche lui è un politico. Che poi ha infilato la scheda nell’urna.
La mattina, invece, un consigliere di Tarquinia entrato per fare il proprio dovere, non era in elenco.
Per farlo votare è stato necessario farsi mandare dal comune l’elenco modificato, con l’aggiunta del suo nominativo.
Per il resto, è filato tutto liscio, lentamente ma senza intoppi.

