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Concussione, il prefetto: “Sono amareggiata”

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Il prefetto Antonella Scolamiero

Il prefetto Antonella Scolamiero

Il viceprefetto Francesco Tarricone

Il viceprefetto Francesco Tarricone

Flaminia Tosini

Flaminia Tosini

Domenico Mazzilli

Domenico Mazzilli

Viterbo – (s.m.) – Disorientati e smarriti.

Reagiscono così il prefetto Antonella Scolamiero e il viceprefetto Francesco Tarricone all’indagine aperta su di loro per concussione per la vicenda tutor.

Non che non sapessero di essere sotto inchiesta: la proroga delle indagini è vecchia di settimane. Con quell’atto, i pm Massimiliano Siddi e Stefano D’Arma li informavano di altri sei mesi di indagini, dopo i primi sei passati a setacciare l’affidamento diretto del servizio di installazione del primo tutor sperimentale sulla Nepesina.

La notizia di quell’ipotesi di reato così grave, sulle spalle dei due rappresentanti del governo a livello locale, è diventata solo ora di dominio pubblico.

“Non ho nulla da dichiarare. La mia amministrazione si regolerà. Diciamo che sono… amareggiata? Forse amareggiata è il termine più consono”, riesce appena a dire il prefetto. Il suo vice si scusa, ma per ora neanche lui intende rilasciare alcun tipo di dichiarazione, almeno finché non avrà preso decisioni.

L’operazione tutor parte da lontano. L’idea risale addirittura al 2013, anno delle prime delibere di giunta. Il 2013 è anche l’anno dello schianto di una mamma e del suo bambino di 8 anni proprio sulla Nepesina. 

L’articolo 4 della legge 168 del 2002 parla chiaro: “il prefetto, sentiti gli organi di polizia stradale competenti per territorio e su conforme parere degli enti proprietari, individua le strade ovvero singoli tratti di esse, tenendo conto del tasso di incidentalità, delle condizioni strutturali, plano-altimetriche e di traffico”. Per individuare le strade in cui collocare i dispositivi serve un “apposito decreto del prefetto” che, in tal caso, sarebbe arrivato dopo la relazione dell’ingegnere Flaminia Tosini, dirigente del settore Viabilità in Provincia fino al 18 agosto scorso.

Tosini è indagata per abuso d’ufficio insieme ai vertici della Safety21 e a un responsabile di Postetributi, le due società affidatarie del servizio di noleggio, manutenzione e installazione del tutor sulla Nepesina. Tra i vari nomi, spicca quello di Domenico Mazzilli, presidente di Safety21, ex direttore nazionale del servizio polizia stradale, noto per le decine di progetti di sicurezza stradale da lui promossi. E’ presidente del comitato di garanzia dell’Associazione italiana arbitri della Figc e Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

L’affidamento diretto a Safety21 e Postetributi avviene con determina dirigenziale del 26 luglio 2014. Il tutor sulla Nepesina viene piazzato a marzo. Non al chilometro 1 ma al chilometro 11. E c’è una bella differenza: perché il chilometro 1, all’altezza di Colle Lidia, poco prima dell’incrocio con la Cassia Cimina, è un tratto effettivamente pericoloso, mentre il chilometro 11 cade all’altezza di un anonimo rettilineo.

Solo nel primo tratto di strada ci sono stati incidenti, anche mortali. 

Il punto è se il tasso di incidentalità sia da considerare in astratto o relativamente all’eccesso di velocità. Gli investigatori propendono per questa ipotesi. Di conseguenza, parlano di tasso zero per la Nepesina, come per altre strade dove i tutor andrebbero piazzati (Cimina, Teverina, Verentana e Tuscanese). Nel caso degli altri quattro apparecchi, l’affidamento doveva avvenire con una gara che avrebbe visto come unico partecipanti Safety21 e Postetributi. Gara attualmente bloccata.

Secondo i calcoli dei magistrati viterbesi, l’operazione tutor è a tutta remissione della provincia, oltreché degli automobilisti, che si sono visti elevare 3500 multe in un mese. In pratica, la Provincia pagherebbe in ogni caso alla ditta 41 euro a verbale, più 1800 euro Iva esclusa per il noleggio mensile degli apparecchi. Il principio sarebbe togliere agli automobilisti per dare alle ditte.

Una grande beffa, secondo gli inquirenti, perché negli atti di indagine si parla di “carenze istruttorie, carenza dei requisiti di legge, omessa indizione di una procedura d’appalto, omessa indagine di mercato”. La deduzione, “alla luce degli ingenti profitti ricavabili dalle società affidatarie a fronte dei trascurabili vantaggi ottenibili dall’ente locale”, è una sola: l’affidamento è stato “intenzionalmente effettuato al fine di favorire le società”.

La polizia stradale, insieme alla forestale, ha bussato a casa e negli uffici degli indagati, tra provincia, prefettura, sedi della Safety21 e della Postetributi. Hanno portato via documenti e computer.

Nei prossimi giorni, continuerà l’ascolto di persone informate sui fatti. Ma anche gli indagati, presto, saranno chiamati in procura a rendere interrogatorio.


Archiviata l’inchiesta sui tutor


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