Viterbo – Un libro dedicato a santa Rita e a tutte le donne che, come lei, sono riuscite a cambiare il corso della propria vita anche quando sembrava impossibile.
Daria Bignardi descrive così in poche righe la sua ultima fatica letteraria “Santa degli impossibili”, edito da Mondadori, che presenterà sabato 24 maggio alle 18,30 nella sala regia del comune di Viterbo.
L’appuntamento è inserito nel calendario del festival culturale Caffeina che si prepara a tornare nel piazze e nelle vie del centro storico di Viterbo dal 26 giugno al 5 luglio.
Daria Bignardi sarà intervistata dalla giornalista Antonella Lattanzi. Ma in anteprima racconta il libro e il suo protagonista: Mila, una donna inquieta e piena di contraddizioni, con un forte bisogno di trascendenza.
Per la Bignardi non è certo il primo successo letterario. Sempre per Mondadori ha pubblicato i romanzi Non vi lascerò orfani, Un karma pesante, L’acustica perfetta e L’amore che ti meriti, tradotti in molte lingue.
L’evento di Caffeina sarà in diretta video su Periscope.
Come nasce questo libro? Perché il titolo, “Santa degli impossibili”?
“La santa degli impossibili, nonché avvocata dei casi disperati, è santa Rita, la figura che compare all’inizio e alla fine del racconto”.
Mila, la protagonista, è tormentata, inquieta. Quanto di lei c’è in questo personaggio?
“Chi non è o non è stato tormentato o inquieto? Solo gli sciocchi, con rispetto parlando”.
Perché tra tutti i santi, proprio santa Rita?
“Santa Rita è una delle pochissime sante che sono state sposate e hanno avuto figli. Inoltre è una santa di straordinaria potenza miracolosa, non a caso la santa degli impossibili. Il suo volo notturno dalla rocca di Roccaporena fin dentro al convento di Cascia, dalle suore che inizialmente non volevano accettarla tra loro, simboleggia la potenza magica femminile, capace di fare miracoli, riannodare nodi di un destino perduto o una vocazione trascurata, come accade a Mila”.
Cosa di impossibile c’è stato o c’è stato nella sua vita?
“Di impossibile non so: non ho mai desiderato cose per me impossibili, come attraversare la Manica a nuoto o diventare una campionessa di calcolo. Di difficile molto, come per tutti”.
Che rapporto ha con la spiritualità?
“Molto bello, e naturale”.
Secondo lei, come viene vissuta oggi la spiritualità?
“Dipende, non so rispondere”.
Nella sua vita ha mai incontrato una figura come quella di Annamaria?
“Sì, due o tre persone che avevano ognuno qualche sua caratteristica, come una suora e un insegnante di religione, ma era un maschio. Ma in gran parte Annamaria è frutto di fantasia”.
Come nasce la Bignardi scrittrice?
“Scrivo da quando ho cinque anni: sempre stata grafomane. Ho cominciato coi temi a scuola, poi il diario, le lettere agli amici del mare, poi ai fidanzati. A sette anni ho scritto (secondo me, ma durava otto pagine) il mio primo romanzo. Poi ho fatto la giornalista. Ho cominciato seriamente a scrivere narrativa solo otto anni fa”.
Quando trova il tempo di scrivere?
“E’ la mia attività principale”.
Come sente di essere pronta per una nuova storia da raccontare?
“La covo dentro, poi un bel giorno rompe il guscio e nasce una frase”.

