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Marini, Sabatini e Cicchetti testimoni di Gianlorenzo

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Paolo Gianlorenzo

Paolo Gianlorenzo

Giulio Marini

Giulio Marini

Il consigliere regionale Ncd Daniele Sabatini

Daniele Sabatini

Francesco Battistoni

Francesco Battistoni

Viterbo – Giulio Marini. Daniele Sabatini. Antonio Cicchetti.

Saranno loro i testimoni della difesa di Paolo Gianlorenzo, responsabile del sito web “Etruria news”.

A carico del giornalista plurindagato si è aperto, ieri mattina, l’ennesimo processo per diffamazione. Parte offesa, Francesco Battistoni, vicecoordinatore regionale Pdl, che lo ha denunciato per un articolo del marzo 2013 in cui ironizzava sulla sua altezza, alludendo anche a presunte manovre politiche dello stesso Battistoni per far perdere il posto in Regione a Sabatini. 

Il fascicolo per diffamazione a mezzo stampa del pm Paola Conti è finito davanti al giudice Silvia Mattei. Ieri, prima udienza interlocutoria per ammettere le prove.

Interesse della difesa, rappresentata da Franco Taurchini, sarà dimostrare la veridicità dei fatti riportati nell’articolo, oltreché invocare le esimenti del diritto di cronaca e di critica.

L’altro processo, sempre per diffamazione e sempre Battistoni contro Gianlorenzo, è per un altro articolo, scritto pochi giorni prima dell’altro. In tal caso, Gialorenzo invitava a silurare una volta per sempre i “vecchi tromboni della politica”, tra i quali includeva Battistoni, parte civile al processo con l’avvocato Matteo Moriggi.

Anche in questo processo Marini è stato chiamato a testimoniare dalla difesa di Gianlorenzo. La difesa vuole ascoltare anche il consigliere regionale Daniele Sabatini e l’ex assessore regionale Antonio Cicchetti, rispettivamente in quota Ncd e Pdl.

Ma il procedimento portante che vede coinvolti Gianlorenzo in qualità di indagato e Battistoni come parte civile è quello per la “macchina del fango”: la prassi, fotografata dagli inquirenti, di massacrare il nemico, il nemico dell’amico, l’imprenditore indagato da cui cercare di ottenere vantaggi, usando il proprio giornale come strumento di pressione. Un altro dei mille procedimenti a rischio prescrizione: dai fatti più vecchi sono già passati cinque anni e l’udienza preliminare non è ancora cominciata. 


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