Viterbo – (s.m.) – “Non mischiamo la droga con i furti. Gli indagati per i colpi ai distributori di benzina rispondono solo di quello. Lo spaccio ai minorenni riguarda altre persone”.
L’avvocato Franco Taurchini fa chiarezza dopo il blitz “Fai da te” dei carabinieri, scattato ieri all’alba (video – video 2 – fotocronaca – slide). Come difensore di due dei sei arrestati per associazione a delinquere finalizzata ai furti, Taurchini precisa che la “banda del frullino” è altra cosa rispetto a chi è accusato di aver venduto droga a minorenni in centro o fuori da scuola.
“Sembra quasi che si siano voluti riunire per forza due filoni d’indagine separati, ma così si confondono le carte – spiega l’avvocato -. L’ordinanza di custodia cautelare parla chiaro: dei 17 arrestati, 11 rispondono di spaccio, 6 di associazione a delinquere per i furti, tra l’altro tutti tentati e solo uno andato a buon fine. Non è vero che la cosiddetta ‘banda del frullino’ spacciava anche droga a scuola. I miei assistiti non sono indagati per spaccio, né nessun altro degli altri arrestati per i furti”.
Al filone della droga, gli investigatori arrivano intercettando i ‘predoni dei distributori di benzina’ che, frullino alla mano e incuranti delle telecamere di sicurezza, tentavano l’assalto alle colonnine self-service, per poi nascondere tutto l’occorrente tra smerigliatrici, nasi finti e parrucche nel loro quartier generale: un magazzino al chilometro 8 della Commenda.
Secondo il legale, quelle intercettazioni sarebbero l’unico elemento di continuità tra il capitolo sui furti e l’altro sullo spaccio.
In 310 pagine di ordinanza, il gip Franca Marinelli ricostruisce la genesi dell’intera inchiesta, partita nell’ottobre 2014 dall’incendio di un night club e dall’aggressione alla proprietaria di un altro locale notturno sulla Commenda. La donna si era vista sferrare un colpo d’ascia sulla sua macchina. Durante le ricerche dei responsabili, tre della ‘banda del frullino’ vengono fermati a un posto di blocco, controllati e denunciati perché avevano due roncole in macchina.
Non c’è prova che siano loro gli aggressori, ma gli investigatori li tengono d’occhio e, un mese dopo, a novembre, iniziano gli assalti alle colonnine self-service a Montefiascone, San Martino, Civitavecchia, Viterbo e Vetralla.
L’unico colpo che riesce è alla Shell di San Martino, la notte del 24 novembre. Bottino: 4mila e 790 euro. La banda tenta il bis a dicembre, allo stesso distributore: niente da fare. In tre finiscono anche in arresto.
“Uno dei miei assistiti restò per tre mesi ai domiciliari, ammettendo le sue responsabilità e collaborando”, spiega l’avvocato Taurchini, che ha già preparato il ricorso al tribunale del Riesame, sul presupposto che non si possa parlare di una vera e propria associazione a delinquere. Di diverso parere è il gip Marinelli, che ha firmato le ordinanze d’arresto chieste dal pm Massimiliano Siddi e che parla non solo di “associazione stabile e permanente” per la ‘banda del frullino’, ma anche di “fitta e capillare rete di spaccio la cui gravità, anche e soprattutto per l’età degli acquirenti, è caratterizzata da enorme e allarmante pericolosità sociale”.
Sono almeno 25 i minorenni identificati come clienti degli spacciatori arrestati. Da oggi prenderanno il via gli interrogatori di garanzia in carcere.





