Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Con il voto di domenica prossima a Viterbo, si completerà nel Lazio la composizione dei nuovi consigli provinciali di secondo livello, in quanto eletti soltanto da consiglieri comunali e sindaci.
E’ anche alla prova la legge Del Rio, controversa per i suoi aspetti centralisti e dirigisti, ma anche fortemente “innovativa”, perché facendo delle province enti di secondo livello formati dai comuni, semplifica il governo del territorio ponendo in capo all’iniziativa dei soli comuni la possibilità di gestire un ente intermedio, che dia le risposte tanto attese dopo il nuovo titolo V del 2001, sulla funzione amministrativa e sull’interlocuzione concertativa con le regioni e lo stato.
E’ il tema degli ambiti ottimali, delle aree omogenee, delle funzioni non fondamentali in devoluzione dalle Regioni, dell’autonomia finanziaria, del riassetto impostato per territorio e non imposto per classi demografiche.
E’ una sfida che si misura nel confronto/scontro con le regioni che stentano a legiferare in tal senso (soltanto 4 lo hanno fatto) e con il governo che si attarda sui presupposti sbagliati della numerosità dei comuni e su economie di scala inconseguibili con l’obbligo associativo, alibi per non aggredire il grosso della spesa pubblica improduttiva e sprecona in capo a ministeri e regioni.
Le future province saranno quindi quelle che le rispettive regioni determineranno che siano, a seconda o meno se decentreranno, devolveranno, delegheranno, sia funzioni e servizi aggiuntivi a quelli previsti dalla Del Rio, sia strutture ed uffici quali Ater edilizia pubblica, Astral strade, Ipab assistenza, acqua, rifiuti, trasporti, parchi, università agrarie, consorzi, agenzie e gli enti che sono proliferati in questi anni.
Quindi alle province ed ai comuni tutto ciò che riguarda lo svolgimento della funzione amministrativa che la Costituzione assegna loro, salvo per gli aspetti di gestione unitaria degli stessi, lasciando alle Regioni i compiti costituzionali di legislazione e coordinamento.
Oggi si tratta di avviare un processo di devoluzione che sarà lungo e complesso, fatto di tappe e di verifiche per una a più legislature, ma l’importante è applicare la legge Del Rio cominciando con questa prospettiva e con questa ratio.
Intanto c’è da dire che la proposta della giunta regionale, approvata a maggioranza dal consiglio delle autonomie locali l’altro giorno, non abbia colto l’opportunità storica che la legge n°56/15 da alle Regioni nel ridisegnare l’assetto istituzionale e funzionale del territorio, come sopra ipotizzato ed auspicato, limitandosi ad una applicazione ordinaria e restrittiva della legge Del Rio
Altra notazione negativa è la constatazione che si andrà a votare senza una campagna elettorale sui contenuti programmatici descritti e senza il coinvolgimento delle popolazioni, ma per mera appartenenza a schieramenti politici, tra l’altro neanche ben identificabili.
Speriamo bene, ma se il buon giorno si vede dal mattino…
Francesco Chiucchiurlotto
