Civitavecchia – Cinque ore di discussione. Cinque ore a ribadire l’innocenza di ognuno dei sette imputati.
E’ proseguito così il processo per la morte di Sergio Capitani, operaio tarquiniese di 33 anni, morto il 3 aprile 2010 per un incidente sul lavoro.
Capitani si trovava su un ponteggio alto dodici metri, alla centrale di Torrevaldaliga Nord. Era in pausa.
Stando alle ricostruzioni dell’incidente, il giovane operaio avrebbe avuto la sfortuna di trovarsi nella traiettoria di un getto di ammoniaca e acqua schizzato via da una condotta ostruita. Getto che ha travolto Capitani, per poi scaraventarlo contro un palo. Violento come una cannonata.
Dei quattro operai rimasti sul ponteggio, fu il 33enne di Tarquinia ad avere la peggio. Qualcun altro – come il caposquadra di Sergio, imputato al processo per omicidio colposo – rimase ferito e fu trasportato in ospedale.
Alla scorsa udienza, la pubblica accusa ha chiesto complessivamente otto anni e otto mesi di pena: un anno e mezzo a Ivano Ruggeri e Nicola Bracaloni, all’epoca responsabili dell’impianto Enel; un anno e due mesi al dipendente Enel per il servizio di assistenza meccanica Michele Petito, al capoturno responsabile del settore pulizie industriali Enel Luigi Stampella, ai responsabili Sergio Cappelletti e Francesco Sotgiu, per i servizi pulizie industriali e prevenzione e protezione; un anno al caposquadra Vincenzo Trippanera, tarquiniese come Sergio.
Ieri è stata la volta delle difese, che hanno ricostruito l’incidente minuto per minuto, escludendo responsabilità degli imputati, ciascuno per ragioni diverse.
Alla prossima udienza del 13 luglio parleranno la difesa di Petito e il pm, per le repliche. La sentenza a settembre.

