Viterbo – Le Ore sbarcano a Viterbo.
La band, dopo il debutto a Roma il 2 maggio, arriva sul palco di piazza del Gesù a Viterbo in occasione di “Città a colori”.
I tre musicisti si esibiranno domenica 10 maggio alle 19 reinterpretando i successi del momento.
Le Ore è un progetto nato a dicembre e su Facebook ha già raggiunto più di 6mila fan e più di 2mila su Instagram.
Il progetto Le Ore nasce come una favola surreale. Tre ragazzi, due di Viterbo e uno di Roma, ricevono ogni giorno via mail una loro foto scattata da un fotografo misterioso in cui compare una strana palla blu.
Un simbolo grafico che li insegue costantemente.
Le foto si susseguono ogni giorno sulla mail dei ragazzi tanto da decidere di aprire una pagina dove pubblicarle e dove raccontarsi.
In pochi mesi i fan aumentano facendoli diventare sempre più popolari. Alle foto segue ben presto la musica in un percorso misterioso e irreale.
Si delinea così quella che è la formazione delle Ore: Francesco Facchinetti, 22 anni, alla voce, Simone Cenci, 20 anni, alla chitarra e Matteo Ieva, 23 anni, alla batteria.
Il mistero di questa storia si rivela piano piano. In un progetto in cui sono integrati tanti aspetti: fotografia, stile, intrattenimento, musica.
A raccontare questo percorso bizzarro è il cantante Francesco Facchinetti.
Quando è partito il progetto?
“Il progetto è partito il 16 dicembre con una pagina su Facebook chiamata appunto Le Ore. Abbiamo iniziato inseguendo questa palla blu che disegnava il nostro percorso e il nostro destino”.
Qual è la storia che c’è dietro?
“Ogni giorno abbiamo iniziato a ricevere una mail a casa con una foto che veniva da un fotografo di cui non conosciamo l’identità e in ogni scatto compare sempre questa misteriosa palla blu. Inizialmente noi, spaventati e sorpresi, non sapevamo cosa volesse dire questa palla. Ma poi, aprendo ogni giorno la foto che ci arrivava, abbiamo capito che era una cosa bella e secondo noi importante perché ci ha fatto capire che, per quanto le giornate possano fare schifo, un’ora al giorno da ricordare c’è sempre”.
Una palla blu… Qualche altro dettaglio?
“Questa palla appariva ogni volta che eravamo tutti e tre insieme, quando stavamo facendo qualcosa di artistico che ci vedeva al centro dell’attenzione o che ci faceva creare qualcosa. Col tempo la palla ci ha guidato verso un progetto musicale”.
Come si è sviluppato?
“Le suonate casuali dei primi tempi e le esibizioni a casa sono diventate altro, abbiamo iniziato ad esibirci in mezzo al pubblico fino ad arrivare ad ora, in un momento di metamorfosi in cui stiamo effettivamente diventando una band”.
Come hanno iniziato a seguirvi le persone?
“Le persone si sono appassionate alla parte più romanzata di questa storia, basata sulla fotografia e sulla palla. Nel tempo sulla pagina sono anche arrivati dei videoclip. Ha incominciato a funzionare e sono state proprio le persone a guidarci nella scoperta di questo progetto. In una sorta di avventura guidata dal pubblico”.
Che musica suonate?
“Riarrangiamo canzoni conosciute, facciamo cover, i più grandi successi del momento nella nostra versione”.
Come ti immagini l’esibizione a “Città a colori”, la vostra prima esibizione a Viterbo?
“Mi immagino una bella giornata quella di Città a colori. Perché comunque siamo conosciuti e la pagina sta andando bene. La cosa più bella di questo appuntamento è che l’unico fine sarà la beneficenza. Perché penso che Città a colori sia l’evento di volontariato più importante a Viterbo. Per un giorno la città si fermerà e ci sarà cultura e spettacolo in tutte le piazze. E’ un onore dare un contributo a tutto questo”.
Elisa Cappelli



