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“Una piazza, un libro” insieme ad Antonello Ricci

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Viterbo - Alla scoperta del museo nazionale etrusco - Antonello Ricci

Antonello Ricci

Viterbo – Prosegue “Lego lab”, manifestazione inserita fra le vincitrici del bando “Io leggo”promosso dalla Regione Lazio per incoraggiare fra i cittadini la pratica della lettura.

Domenica 10 maggio, secondo appuntamento con letture en plein air nel cuore del centro storico di Viterbo.

Una piazza, un libro: questo il titolo e leitmotiv degli appuntamenti nel corso dei quali strade, piazze e monumenti viterbesi che affollano le più belle pagine degli scrittori di storia locale saranno raccontate e rilette ad alta voce nei luoghi che le ispirarono.

Una narrazione pubblica di Antonello Ricci accompagnata da letture di Pietro Benedetti e percussioni di Roberto Pecci.

L’appuntamento è fissato per le 10.30 in piazza del Gesù. Dopo aver fatto tappa nella chiesa omonima – rievocando l’omicidio di Arrigo di Cornovaglia immortalato da Dante nel XII canto dell’Inferno – il gruppo muoverà su piazza della Morte passando per via dei Pellegrini e facendo tappa presso il ponte del Duomo.

Il gruppo sarà in compagnia di Cesare Pinzi, I principali monumenti di Viterbo. Guida pel visitatore, edizioni Sette Città 1993 (edizione originale: 1910).

L’iniziativa si concluderà con una degustazione di prodotti tipici nei locali di Viterbo Sotterranea.

La quota di partecipazione è 5 euro. Il ticket va preliminarmente acquistato presso Viterbo Sotterranea (piazza della Morte). Info prevendita biglietti: legolabviterbo@gmail.com – 0761220851 – facebook.com/legolab

Evento realizzato con il sostegno della Regione Lazio per la cultura a cura di Euriade srl in collaborazione con Viterbo Sotterranea, Sette Città e Primaprint editori.


“Una ragione d’ordine sentimentale e letterario: se è vero che Pinzi, patriota e ghibellino di un non ignobile Risorgimento viterbese, sollevando la città realissima all’altezza esatta d’un sogno e d’una nostalgia, d’una passione fiera ed esclusiva, arriva forse a comporre dal vero uno dei romanzi più autentici che siano mai stati scritti su questa città”.

Era il 1999. Su questa icastica sentenza – solo all’apparenza paradossale o provocatoria – si chiudeva il risvolto di copertina da cui il critico letterario viterbese Massimo Onofri occhieggiava ai suoi lettori, caldamente raccomandando loro la seconda ristampa anastatica di un’agile guida turistica targata Viterbo 1910: Cesare Pinzi, I principali monumenti di Viterbo. Guida pel visitatore con illustrazioni, pianta della città e un’appendice sulle Terme Viterbesi.

La riedizione originaria risaliva invece a sei anni prima – era il 1993 – sempre per i tipi di Sette Città: quell’uscita aveva marcato l’incipit di un sogno avventuroso, l’esperimento assolutamente inedito – almeno nel contesto viterbese – di una casa editrice che si mantenesse fedele a una dimensione locale per temi, proposte e riproposte, e però al tempo stesso universale per respiro culturale e progetto critico.

Onofri insomma fotografava così, con acume e nitore di giudizio, la deliziosa intrigante operina del Pinzi, autore viterbese attivo (e dei migliori e più prolifici) a cavallo tra crepuscolo dell’800 e prima guerra mondiale: cristallizzandola in una di quelle fulminee-illuminanti formule critiche che non fatichiamo a riconoscere come peculiarmente sue, tanto da avergli resa giusta fama sul pianeta della critica letteraria nazionale.

Cos’altro resta da dire a proposito di questa fatica (minore certo ma anche molto-molto bella, godibile-godibilissima) di Cesare Pinzi? Una cosa, forse, di cui Onofri parrebbe non essersi reso conto, o cui non sembrerebbe aver voluto riconoscere – pur omogenea con la sua lettura critica – il giusto peso. Ed è questa: che a sfogliarlo oggi, questo “impeccabile vademecum” e magari a dispiegarne il pieghevole allegato con la Pianta della Città, noi lettori proviamo la straniante sensazione di avere in pugno l’eccentrico baedeker di una Città Fantasma. Di una forma urbana ormai estinta, scomparsa dalla faccia della terra, annichilita dalle benne della Storia. Con suggestione un po’ á la Calvino potremmo parlare di una bizzarra specie di romanzo compostosi da sé, postumo e involontario… (D’altronde non sarà un caso se il motto delle edizioni Sette Città è tolto di peso da Le città invisibili. Laddove Marco spiega a Kublai: “D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”.)

Perché una sola cosa sola si certifica ineluttabile, certa e “realissima”, ai nostri occhi di lettori odierni: la Viterbo 1910 percorsa descritta cartografata evocata dal Pinzi è una Fu-città che il resto del secolo scorso si sarebbe ben presto incaricato di trasformare colmare scavare abbattere svuotare cancellare riedificare, rendendola – a tratti – irriconoscibile: prima l’urbanistica in camicia nera e le bombe alleate, poi le febbri palazzinare, infine la desertificazione del centro storico con l’esodo residenziale verso le campagne e il dilagare della grande distribuzione a cintura soffocante della città nuova.

Cosicché, sfogliare questa guida dà sulle prime un certo brivido: l’impressione come di esser saliti su una macchina del tempo o di essere stati inghiottiti da evocazioni ectoplasmatico-paranormali nel corso di una seduta spiritica.

In ordine sparso: l’edificazione è ancora minima negli immediati contorni delle mura medievali; lungo il perimetro delle stesse mancano ancora all’appello i varchi che collegheranno (un giorno non lontano) la Cassia e il sottopasso ferroviario con piazza del Teatro e San Faustino col Pilastro; Il fosso Urcionio imbocca in città – birbantello – ancora a cielo aperto presso la cosiddetta Gabbia del Cricco; serpeggia poi fino al capo opposto del centro storico, tra ripe di case e casupole, senza lasciar presagire la squadratura-cicatrice modernizzante di via Marconi; mentre all’inghiottitoio dove Urcionio slarga su valle Faul, troneggia ancora, incredibile a dirsi!, la scritta Ponte Tremoli: quel manufatto del XIII secolo oggi ridotto a nome-fossile di un fantasma interrato.

E chi più ne ha più ne metta.

Ci vediamo domenica 10 a piazza del Gesù. Ore 10.30. Roba da non perdere.

Antonello Ricci


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