Viterbo – (p.p.) – “Un lapsus quello di Serra e Mancinelli”.
Ci va giù duro Silvia Somigli. Il segretario regionale Uil scuola Lazio non accetta le dichiarazioni di Francesco Serra e Sandro Mancinelli che hanno criticato la protesta del mondo della scuola contro il ddl del governo Renzi. “Non si vuole cambiare per conservare piccole convenienze”, hanno sostenuto i due esponenti Pd, secondo cui la scuola è tra le priorità dell’esecutivo.
Affermazioni che la Somigli smonta in blocco. “E’ vero, si levano “drammi biblici e lutti universali” – dice la Somigli riprendendo le parole di Serra e Mancinelli – quando la politica prova ad afferrare e sconvolgere un mondo, quello della scuola che nulla, ma proprio nulla, ha a che fare con ciò che invece fino a oggi è appartenuto a una certa politica: le piccole convenienze, le pigrizie, le rendite accumulate negli anni, le miopie, gli egoismi individuali, le ipoocrisie e le nicchie cooperative.
Nell’articolo di Serra e Mancinelli, credo che ci sia stato un lapsus quando al posto della parola politica è stata menzionata la parola scuola. Forse gli amici Serra e Mancinelli volevano dire: politica… non si vuole cambiare, nonostante Matteo Renzi”.
Somigli accusa il governo di aver relegato la scuola in una posizione marginale. “Ricordo a Serra e Mancinelli che, da un anno, la scuola ha perso la centralità che merita e la prospettiva di un’autonomia didattica e organizzativa. Un ddl che apre una voragine, non realizzando la promessa di abbattimento totale di tutto il precariato (gae, seconda fascia di istituto, idonei concorso 2012 e vincitori della sentenza della corte di giustizia europea, che garantisce la stabilizzazione dei precari con 36 mesi di incarico), non soddisfacendo la necessità di eliminazione della precarietà occupazionale.
Le procedure “bizanytine (sic!) sono quelle che, a oggi, hanno creato, fatto e garantito la “reale buona scuola”. Da oggi, finisce un’epoca che è stata la via maestra della scuola della Repubblica, della democrazia e della Costituzione italiana. L’autonomia ha un senso”.
Tre i punti del ddl su cui, per la Somigli, è necessario intervenire subito: contratti, precari e ruolo del dirigente scolastico. “Dentro l’azione sindacalista si misurano i docenti, il personale Ata, gli alunni e le famiglie e dentro l’autonomia, il dirigente scolastico dovrebbe essere anche esecutore e risolutore di circolari e beghe burocratiche; peccato che spesso non accade e così la fase organizzativa e risolutiva è affidata ai docenti che, volontariamente, senza gettoni di presenza né indennità di qualsivoglia natura, diventano magicamente anche risolutori di problemi.
I docenti hanno garantito, garantiscono e garantiranno sempre la buona scuola. I docenti sono fieri e orgogliosi di rendere trasparente il loro lavoro di professionisti, creatori di progettualità e non mere “macchine ripetritrici”. I docenti sono assetati di conoscenza, competenza e curiosi di apprendere durante tutto il percorso professionale della loro vita scolastica”.
Somigli spiega che la protesta ha un senso e non è uno sterile grido di piazza. “La strada del confronto, noi Professionisti della scuola, l’abbiamo intrapresa da quando proviamo a essere meritevoli… noi cerchiamo il confronto. Noi auspichiamo il confronto. Noi vogliamo il confronto, anche facendo un po’ di rumore davanti a un palazzo diventato sordo, troppo silenzioso e indifferente. Noi persone del mondo della scuola… non della politica, siamo stati e continueremo a essere degni e meritevoli di una buona scuola”.


